Convegno Camillianum: card. Turkson, “abbiamo ricevuto la Terra come un giardino, guai a noi se la lasciamo come un deserto”

“Abbiamo ricevuto la Terra come un giardino, guai a noi se la lasciamo come un deserto”.  A lanciare il monito è il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ieri pomeriggio all’Istituto Camillianum a Roma, nell’ambito del convegno ecumenico “Nella malattia e nella sofferenza le Chiese sono più vicine (a 500 anni dalla riforma di Lutero)”. Nel suo intervento, dedicato al tema “Proteggere la Terra e dare dignità all’umanità”, il porporato ha ricordato che “il Santo Padre ha invitato tutti noi ad essere custodi dell’ambiente e dei poveri”. “La Terra deve essere protetta, l’umanità e i poveri devono avere dignità”, ha detto Turkson, ricordando che questi “non sono problemi contrattuali, ma devono essere fondati sulla morale”. “La Fao stima che ogni anno circa un terzo del cibo prodotto è perso o sprecato”, ha denunciato Turkson, parlando anche del “traffico di essere umani e delle nuove forme di schiavitù”, ricordando come Papa Francesco li condanni collegandoli a quella che lui chiama “globalizzazione dell’indifferenza”. Per questo “dobbiamo nutrire e sostenere la Terra che a sua volta nutre e sostiene la vita umana”.

“I disastri relativi al clima – ha spiegato ancora il cardinale – non riguardano solo i Paesi poveri”, eppure “c’è ancora resistenza”, e anche il Santo Padre “nel preparare l’enciclica Laudato Si’ ha avuto problemi con i dati, perché gli scienziati sono ancora divisi”. Per Turkson, “abbiamo chiaramente bisogno di un cambiamento”. Parola chiave è “giustizia ecologica” perché “i beni della Terra non sono destinati ad alcuni e non ad altri, ma a tutti noi”. “I cittadini dei Paesi più ricchi hanno l’obbligo speciale di aiutare i loro fratelli, mitigando gli effetti dei cambiamenti climatici”, ha affermato, “La Chiesa – ha concluso – non è un’esperta di scienza e tecnologia”, ma “è un’esperta di umanità ed è per questo che legge i segni dei tempi nei momenti chiave della storia”. Oggi la sfida è “lo sviluppo sostenibile”.

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