Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina: p. Cervellera, “lavorare per la riconciliazione”

Occorre “impegnarsi nella riconciliazione e nell’amore reciproco fra i cristiani e affrontare insieme il compito di evangelizzare questa Cina così potente, ma anche così fragile”. A ricordare la necessità di “condividere la situazione dei nostri fratelli e sorelle in Cina” è stato padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, che ha organizzato il suo simposio proprio in occasione della Giornata di Preghiera per la Chiesa in Cina indetta dieci anni fa da Benedetto XVI con la Lettera ai fedeli cinesi. “Forse non sono così importanti gli accordi e i rapporti diplomatici”, ha commentato il religioso sottolineando che gli accordi andrebbero “cercati e stilati per aiutare la libertà religiosa e l’evangelizzazione della Chiesa” e non rappresentare “un punto di arrivo, ma vuoto”. “Personalmente – ha affermato – non credo che ci possa essere alcun passo della Cina prima del Congresso del Partito che verrà celebrato a ottobre prossimo. Questi legami col Vaticano sono qualcosa che divide il Partito e i quadri non vogliono presentarsi divisi al Congresso”. Ma, ha rilevato il religioso, “mentre noi cattolici discutiamo di accordi e rapporti diplomatici, la Chiesa in Cina ha bisogno di vescovi, di professori nei seminari, di testi, di formazione, di aiuti, di testimoni”. “Tutto questo fluire vitale, doloroso e grande, sembra smarrito perché tutti pensano e parlano dei rapporti che ‘metteranno a posto tutto’, diventando indifferenti alla sorte dei cinesi nella vita quotidiana”, ha denunciato padre Cervellera, per il quale invece è necessario “pregare e lavorare per la riconciliazione, testimoniando amore e accoglienza per queste comunità tutte a loro modo ferite, ufficiali e sotterranei: gli uni perché costretti a mangiare il buon riso con la sabbia, la verità con la menzogna, e spesso costretti a dire che è buono; gli altri perché emarginati e a rischio sempre di essere imprigionati o uccisi”.

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