Convegno Camillianum: Sgreccia (preside), “possibile delineare percorsi comuni di tutela della fragilità”

“Cattolici e protestanti accettano l’idea di un Dio compassionevole, pronto a soffrire con e per noi. Da questo orizzonte condiviso è possibile delineare percorsi comuni di tutela della fragilità, pur rimanendo differenze costitutive riguardo l’autonomia umana, i sacramenti e la guida della Chiesa”. Ne è convinta Palma Sgreccia, preside dell’Istituto internazionale di teologia pastorale sanitaria Camillianum, che ha organizzato il convegno ecumenico “Nella malattia e nella sofferenza le Chiese sono più vicine (a 500 anni dalla riforma di Lutero)”, inaugurato questa mattina a Roma. “I temi della malattia e della sofferenza sono centrali per la consapevolezza della comunanza esistenziale su cui si radica la convivenza nel reciproco rispetto e l’impegno per una coesistenza cooperativa”, afferma.  “Il protestantesimo – spiega Emanuele Fiume, pastore valdese – costruì faticosamente un modello di unità fondata su un riconoscimento reciproco tra chiese in comunione”, sostituendo il principio del “riconoscimento con la Chiesa di Roma” con quello del “riconoscimento tra Chiese sorelle”. I due limiti di tale riconoscimento sono “il puro insegnamento del Vangelo e la retta amministrazione dei sacramenti”. Fiume richiama la sottoscrizione, nel 1973  a Leuenberg, di “una dichiarazione di comunione ecclesiale tra luterani e riformati, di matrice teologica tendente al luteranesimo”, che si definisce “figlia dell’esperienza della comunione fraterna”. “Un processo derivato da un percorso di sofferenza”, che “ha permesso un accordo di minima, senza però mai chiudere il discorso da un punto di vista teologico e dogmatico”, conclude Fiume.

 

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