Convegno Camillianum: p. Favi, “la sofferenza è un luogo comune dove contemplare la croce”

“La sofferenza è un luogo comune dove contemplare la croce”. Lo ha affermato padre José Michel Favi, docente di Teologia della sofferenza al Camillianum, durante il suo intervento al Convegno ecumenico “Nella malattia e nella sofferenza le Chiese sono più vicine (a 500 anni dalla riforma di Lutero)”, in svolgimento all’Istituto internazionale di Teologia pastorale sanitaria “Camillianum” di Roma. “Il problema si è posto in modo acuto a causa degli eventi drammatici del XX secolo, alla ricerca del volto di un Dio vicino, con le domande dell’uomo sulla sua finitudine”, ha spiegato Favi, rilevando che con la croce “la sofferenza diventa un luogo teologico”, un evento che “permette di intravedere come il mistero di Dio e la realtà della sofferenza non siano in contraddizione”. “Vi sono varie prospettive del rapporto tra Dio e la sofferenza e si profilano a partire dalla teologia dell’incarnazione, tipica della Chiesa cattolica, e della teologia della croce, propria di alcuni esponenti della Riforma”, ha continuato. “Ponendo la storia in Dio anziché Dio nella storia, è fondamentale per la teologia assumere come punto di partenza l’assioma della sofferenza di Dio”, ha rivelato il camilliano analizzando le opere di Jürgen Moltmann. In questo modo “Dio è più umano, meno astratto” e ciò comporta conseguenze nella vita umana, perché “Dio è amore e l’amore è anche sofferenza”. “La croce è piantata nel cuore di Dio stesso – ha detto – e in questo modo si evidenzia il nesso tra la croce e l’identità di Dio”. Favi si è anche soffermato sull’opera di Dietrich Bonhoeffer. “Dio non può essere un tappabuchi – ha concluso – e il cristiano è colui che partecipa alla sofferenza di Dio nel mondo come segno di un vero discepolato contro l’idea di un Dio irrilevante per la modernità”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia

Informativa sulla Privacy