Convegno Camillianum: mons. Lorizio (Pul), con Cristo “si vince la morte”

“Solo un essere infinito può portare un dolore infinito, in questo senso la morte del figlio di Dio è il sentimento dei nostri tempi”. Lo ha affermato mons. Giuseppe Lorizio, ordinario di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Lateranense (Pul) citando un passo di Hegel nel suo intervento al Convegno ecumenico “Nella malattia e nella sofferenza le Chiese sono più vicine (a 500 anni dalla riforma di Lutero)”, in corso all’Istituto internazionale di Teologia pastorale sanitaria “Camillianum” di Roma. Lorizio ha illustrato “la natura umana ferita e la forza della grazia nella teologia e nella spiritualità della Riforma” attraverso una pluralità di elementi: dall’ascolto della sinfonia e dei primi quattro versetti della cantata di J. S. Bach “Christ lag in Todesbanden” (testo di Lutero) alla spiegazione dello stemma di Lutero stesso, fino al testo di Hegel “Glauben und Wissen” dove si evidenzia “il dolore infinito e l’assenza di Dio”. “Nella sofferenza e nella malattia noi lasciamo che operi la morte per condurci a lei”, ha spiegato Lorizio, “ma dove si dice che Cristo ha coperto, per usare le parole di Lutero, il peccato”, è allora che “si vince la morte”. In Lutero vi è “il tema della grazia e della giustificazione” e nel rapporto tra “dolore, sofferenza e gioia” vi è “la logica di Lutero, cioè quella del paradosso che è la logica della fede”. Venendo allo stemma di Lutero, in esso è descritto “il rapporto tra la rosa e la croce”. “Il lavoro di chi è vicino a chi soffre – ha aggiunto – è quello di portare insieme la croce nera per cercare di cogliere la rosa della fede che è bianca”. Tutto ciò “affinché io mi ricordi – ha evidenziato Lorizio – che la fede è nel Cristo crocifisso”. “Il nostro stato è di profonda agonia, nel senso di agone, di lotta – ha concluso – in cui si confrontano il bene e il male, la grazia e la morte”.

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