Colombia: i vescovi prendono le distanze dai progetti legislativi su aborto, eutanasia, adozioni gay

La Conferenza episcopale colombiana (Cec), attraverso un comunicato firmato dal suo presidente, mons. Luis Augusto Castro Quiroga, arcivescovo di Tunja, prende con forza le distanze dai progetti legislativi attualmente in corso di discussione in Parlamento, riguardanti, tra l’altro, l’aborto, l’eutanasia, l’adozione da parte di coppie omosessuali, e denuncia il fatto che si vuole imporre nel Paese “una cultura politica e giuridica che disconosce il valore della vita umana e della famiglia”.
Di fronte al tale situazione, si legge nel comunicato, “la Chiesa si mantiene ferma in ciò che ha sempre insegnato: il rispetto della vita umana dal concepimento alla fine naturale; la famiglia fondata nel matrimonio tra uomo e donna; la libertà d’educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme, tutti aspetti non negoziabili”. In particolare il testo sottolinea che l’aborto “è sempre l’eliminazione violenta e ingiusta della vita nascente”, l’eutanasia “un crimine”, l’adozione “non un diritto degli adulti, “ma dei bambini ad avere una famiglia formata dall’unione di un uomo e di una donna”.
Alle istituzioni statali mons. Castro rivolge un appello affinché assicurino ai cittadini “il diritto all’obiezione di coscienza e alla manifestazione pubblica delle proprie convinzioni”. Ai fedeli cattolici si chiede invece di “esprimere pubblicamente e di difendere i valori della fede cristiana in relazione alla vita e alla famiglia”.

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