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Belgio: eutanasia malati psichici. Vescovi, “se oltrepassiamo il limite, miniamo le basi stesse della nostra civiltà”

“Vogliamo come vescovi ripetere quanto già abbiamo detto a proposito dell’eutanasia”. “Non possiamo essere d’accordo sul fatto che essa sia praticata nei pazienti psichiatrici che non sono in fase terminale”. “C’è un limite e un divieto che sono applicati da molto tempo, sin dalle origini del vivere insieme degli uomini. Se noi tocchiamo questo limite, miniamo le basi stesse della nostra civiltà. Questo è il motivo per cui chiediamo la massima moderazione e un dialogo costante su questi temi”. Prendono la parola i vescovi del Belgio dopo la bufera che si è scatenata nei giorni scorsi a seguito di una dichiarazione pubblicata il 25 aprile scorso dalla branca fiamminga della Congregazione religiosa dei Fratelli della carità, nella quale si annunciava di prendere “seriamente in considerazione la sofferenza insopportabile e disperata dei nostri pazienti, così come le loro richieste di eutanasia”.

La dichiarazione è stata letta da più parti come una apertura della Chiesa cattolica alla eutanasia. In una nota pubblicata ieri sera i vescovi scrivono: “Il dibattito sociale sul tema dell’eutanasia per i pazienti psichiatrici che non sono in fase terminali è aperto da molto tempo e i fratelli della Carità del Belgio hanno recentemente pubblicato un testo di orientamento che che ha suscitato reazioni in direzioni diverse”.

In Belgio la Congregazione gestisce 15 ospedali, per un totale di oltre 5.000 posti letto e i vescovi nella nota esprimono il loro “profondo apprezzamento per la competenza e la cura attenta che tante persone prestano nell’assistere pazienti con gravi disturbi psichiatrici e lungo termine”. Ed aggiungono: “Ci rendiamo conto di quanto questo accompagnamento di persone che si trovano in tali situazioni disperate può essere difficile e delicato”. Ma ciò non significa che la Chiesa cattolica possa giustificare il ricorso alla eutanasia. “Il nostro punto di vista – spiegano i vescovi nella nota – non significa che vogliamo abbandonare la persona nella sofferenza. Siamo coscienti che la sofferenza psichica può essere immensa e che una persona può trovarsi totalmente disperata e senza prospettive. Ma è proprio in questa situazione che dobbiamo rimanerle vicino e non abbandonarla”. Nella nota viene auspicato un più accurato ricorso alle cure palliative.

I vescovi si fanno infine portavoce di una serie di “domande fondamentali” sulla questione eutanasia che – sottolineano – attraversano non solo le Chiese cristiane ma “sono oggetto di un dibattito pubblico”: “Che cosa ci rende umani? Che cosa costituisce una società umana? Cosa serve veramente il progresso?”. E concludono invitando tutti alla moderazione e a proseguire un dialogo serio su temi delicati come l’eutanasia.

 

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