Assemblea Cei: card. Bagnasco, “sempre più grave la metamorfosi antropologica”. Occidente “sta dimenticando nuovo umanesimo”

“Come non rimanere preoccupati a fronte dello scioglimento delle relazioni in famiglia, nel lavoro, nei corpi intermedi, nella società, e perfino nelle comunità cristiane?”. Nella prolusione con cui ha aperto la seconda giornata dell’Assemblea della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, nel tracciare il bilancio del suo decennio, ha fatto notare che “il ‘noi’ sempre più viene prevaricato da un ‘io’ autoreferenziale, con tutte le conseguenze che abbiamo puntualmente denunciato a livello sociale, economico e legislativo”. “L’attenzione all’evangelizzazione – ha ricordato – ha attraversato i nostri incontri, portandoci a misurarci sulla sfida educativa con gli Orientamenti pastorali del decennio”. Una “emergenza”, questa, che per Bagnasco “è sempre più urgente e importante, decisiva per il bene dei giovani e della società”, ed “ha costituito il fuoco di verifica e di rilancio con il Convegno Ecclesiale di Firenze, dove il Santo Padre Francesco ha offerto alla nostra Chiesa un’ampia e profonda parola di riflessione e di indirizzo”. “Il bene e lo sviluppo integrale delle persone ci hanno portato a essere sempre attenti alle dinamiche delle nostre comunità e del vivere sociale”, ha osservato il cardinale, “consapevoli che il mistero di Cristo è sorgente di quel nuovo umanesimo che l’Occidente europeo sta dimenticando; al suo posto emerge un individuo sciolto da legami, apolide, senza casa né patria, illusoriamente libero, in realtà prigioniero delle proprie solitudini”. “Insieme a tutti gli episcopati d’Europa, riteniamo sempre più grave la metamorfosi antropologica, che il Santo Padre chiama ecologia integrale”, ha affermato Bagnasco citando la Laudato si’: “Quanto più, infatti, l’individuo si isola dagli altri, tanto più diventa preda di manipolazioni politiche, economiche, finanziarie. Una società disaggregata, fatta di punti isolati, è debole, indifesa di fronte alle logiche del mercato selvaggio e del profitto fine a se stesso. Il potere, inteso come prevaricazione, ne vive”.

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