Assemblea Cei: card. Bagnasco, povertà e disoccupazione sono cresciute. L’impegno a fianco dei migranti e contro le “Dat”

Vaticano, 23 maggio 2017: Assemblea Elettiva CEI (Siciliani-Gennari/SIR)

“Davanti a voi, fratelli e sorelle segnati dalla sofferenza, noi ci inginocchiamo perché siete sacramento speciale di Cristo”. È l’omaggio del cardinale Angelo Bagnasco ai poveri e ai sofferenti, contenuto nella prolusione con cui si è aperta la seconda giornata dell’Assemblea della Cei. “La storia della Chiesa italiana è nota a tutti, e si è dilatata in questi lunghi e durissimi anni di crisi perdurante”, le parole di Bagnasco: “La povertà è cresciuta, il solco delle disuguaglianze è più profondo, la piaga della non occupazione è terribilmente diffusa e lacerante per giovani, impossibilitati a fare un progetto di vita, per gli adulti umiliati a essere inerti e a dover dipendere dai genitori o da altri. Non si può vivere a lungo senza sentirsi utili e autonomi”. “Il nostro sguardo di pastori non si è mai stancato di guardarvi e di scorgere i segni dei vostri disagi fisici, sociali, morali, emotivi”, ha assicurato il cardinale: “Le nostre forze si sono moltiplicate con l’aiuto di moltissimi, con le reti virtuose delle parrocchie, delle aggregazioni, dei volontari; con le nostre Caritas, gli Uffici per i migranti, la Pastorale del lavoro e della salute”. “L’Italia ha davvero una lunga e consolidata tradizione di capillare presenza e di intervento”, ha sintetizzato Bagnasco: “È forte di una tradizione consolidata di volontariato – come ha riconosciuto il Santo Padre –; un volontariato nato e sostanziato per lo più dal Vangelo e dall’appartenenza ecclesiale”.

Va in questa direzione la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”: “È un segno della Chiesa italiana, perché cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimenti un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti che arrivano tra noi, non si dimentichi il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra”, ha commentato il cardinale. “Noi siamo figli di operai e non pochi hanno conosciuto disagi e ristrettezze nelle loro case”, ha sottolineato Bagnasco: “Il vostro mondo non ci è sconosciuto, per questo vi diciamo una parola con rispetto e umiltà: a voi, che soffrite nella carne preoccupazioni e pene. Il lavoro, la malattia, la fuga disperata da fame, guerra, persecuzione, la solitudine che uccide, il male di vivere, il traffico di esseri umani… e ogni forma di indigenza che compone la condizione umana, trovano eco nei nostri cuori che hanno ricevuto il sigillo del cuore di Gesù. A voi tutti rinnoviamo la nostra vicinanza concreta, sapendo che non è nelle nostre mani il sistema sociale”. Proprio questo impegno, ha spiegato Bagnasco, “ci ha fatto prendere le distanze dal disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento: l’abbiamo fatto a tutela del malato e dei suoi famigliari, e del loro rapporto con i medici, i quali non possono vedersi ridotti a meri esecutori”.

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