Assemblea Cei: card. Bagnasco, grazie ai sacerdoti per la “prossimità alla gente”. “Abbiamo camminato insieme arricchendoci vicendevolmente”. Alla fine vescovi in piedi ad applaudirlo

Vaticano, 23 maggio 2017: assemblea elettiva Cei (Siciliani-Gennari/SIR)

“Noi apparteniamo a voi come voi appartenete a noi: non possiamo concepirci isolati, figli di noi stessi, sacerdoti solitari. Non abbiamo da inventarci, ci ha inventati Cristo”. Sono le parole di “gratitudine” e di “affetto”, dedicate ai sacerdoti, con cui il cardinale Angelo Bagnasco ha cominciato l’ultima parte dell’ultima sua prolusione da presidente della Cei. ” Da questo sguardo di appartenenza e di gratitudine muove anche il Sussidio sul rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente, che rende disponibile il frutto del lavoro collegiale che ci ha visti coinvolti nel recente passato per mettere a punto proposte qualificate e percorsi di comunione necessari a realizzarle”, ha detto il cardinale, ringraziando i preti italiani “per il generoso apostolato che si declina nella prossimità alla gente, nella fedeltà agli impegni sacerdotali, nella dedizione più forte degli anni, nell’obbedienza di fede”. “Voi siete così, e nessuna ombra – per quanto dolorosa – di limite o di peccato, potrà offuscare o infangare questa realtà”, l’omaggio del cardinale: “Continuate a starci vicini, così come noi desideriamo con voi, e aiutateci ad esservi padri e pastori”. “Non ci nascondiamo le contraddizioni, l’avanzata del secolarismo e il rischio che l’umano si dissolva”, l’invito: “L’uomo occidentale appare confuso e smarrito sulla proprio identità e sul suo stesso destino. Ma dentro a questo groviglio, è presente una opportunità che – pian piano – emerge dalla coscienza distratta, si fa voce, si trasforma in attesa, diventa invocazione: è l’alba del risveglio! Ecco la grazia che non deve cogliere noi come Pastori assonnati, stanchi, inerti. Sì, è l’ora del risveglio della coscienza, il risveglio dell’anima. La confusione, l’angoscia diffusa possono indurre a una più intensa distrazione per paura di pensare, ma possono invece condurre a risvegliarsi e porre le domande decisive. Il risveglio sarà a volte timido e intermittente come la rugiada che penetra, a volte improvviso e tumultuoso come un fulmine. Ma il processo è iniziato e nessuno potrà fermarlo, perché l’uomo non può vivere a lungo senza verità”.

“Concludo questi dieci anni con un profondo e commosso ringraziamento a ciascuno di voi: abbiamo camminato insieme, arricchendoci vicendevolmente”, il congedo di Bagnasco, che al termine della prolusione è stato a lungo applaudito, con i suoi confratelli che si sono alzati in piedi e lui che non riusciva a finire di leggere per la commozione: “Ho sentito – crescente negli anni – la conoscenza nostra aumentare e impastarsi di stima, benevolenza e amicizia vicendevole. Tutto, allora, è diventato più facile e leggero, anche più bello. I momenti più delicati ci hanno aiutato a stringerci di più gli uni agli altri – come i discepoli sulla barca nel mare in tempesta – e guardare a Lui, il Signore, il Timoniere della Chiesa e della storia. E, sempre più uniti, abbiamo compiuto la traversata a cui l’ora ci chiamava”.

(Siciliani-Gennari/SIR)

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