Missioni: dal convegno di Monreale i seminaristi chiedono una Chiesa più aperta e in dialogo

Dialogo ecumenico e confronto all’interno della Chiesa. Sono due aspetti messi in evidenza dai 150 partecipanti al 61° Convegno missionario nazionale per i seminaristi, organizzato dalla Pontificia Unione Missionaria, che si è tenuto nei giorni scorsi a Monreale. Al temine dei lavori i seminaristi hanno stilato un documento che verrà consegnato ai vescovi come contributo alla Chiesa per arricchire la formazione dei giovani sacerdoti. I seminaristi vorrebbero una Chiesa missionaria autenticamente in dialogo: “Le ferite possono diventare feritoie per comunicare tra di noi”, hanno detto al termine dei laboratori. “La base ha voglia di confronto, senza per questo rinunciare alla certezza dell’identità”, hanno proseguito, osservando che “non si tratta di perderla ma semmai di metterla in gioco, stando nel qui ed ora”. Inoltre, è generale la richiesta che nei seminari si potenzi l’offerta dei corsi: “Per conoscere meglio le altre religioni bisogna che qualcosa di più su di esse ci venga insegnato”. Ma non solo: hanno suggerito di far partecipare anche le figure femminili alla loro formazione accademica oltre a chiedere di ricevere una preparazione meno teorica, più in contatto col mondo e con la vita di tutti i giorni. C’è necessità di maggiore aderenza ai problemi reali della gente, aprendo le porte, anche quelle dei seminari stessi, per accogliere e incontrare. Non a caso, i seminaristi propongono che si dedichi maggioro spazio a materie sociali, alla salvaguardia del creato, all’ambiente, alla psicologia.

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