Maria: Di Segni (rabbino Roma), è in lei che “emergono distanze e incompatibilità” tra mondo ebraico e cristiano

È nella figura di Maria che “emergono le distanze e le incompatibilità” tra il mondo ebraico e il mondo cristiano. A spiegarlo è Riccardo di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma, nel numero di questo mese di Donna-Chiesa-Mondo, il mensile dell’Osservatore Romano, dedicato alla protagonista del mese mariano. “La messianità e la divinità di Gesù sono rifiutate dall’ebraismo e questo costituisce uno dei punti fondamentali di differenza tra la fede ebraica e quella cristiana”,  ricorda Di Segni: per questo non bisogna stupirsi “se nell’immaginario collettivo ebraico il personaggio di Maria sia sostanzialmente e prevalentemente ignorato”. “Non c’è solo mancanza di interesse, ma emerge ancora di più la differenza dottrinale”, puntualizza il rabbino: “Tutto ciò che soprattutto in campo cattolico caratterizza il culto di Maria, come madre di Dio e madre sofferente, appare estraneo e non condivisibile. Talora l’alternativa al distacco non è l’interesse e la condivisione, come potrebbe succedere per gli aspetti dottrinali della predicazione di Gesù, ma la contrapposizione e l’attacco alla figura stessa. Ciò si verifica in forme definibili popolari e costituisce comunque una nicchia marginale”. Di Segni cita il caso della leggenda di Panthera, un romano a cui andrebbe attribuita la paternità di Gesù, che automaticamente qualifica per l’ebraismo Maria come un’adultera, “quindi come tale colpevole”. Nel corso dei secoli, spiega il rabbino, le leggende sulla nascita di Gesù “si sono arricchite di particolari fino a diventare una specie di romanzo”: “L’essenza della storia è che Gesù è il prodotto di un adulterio, ma la madre non è una peccatrice, anzi è la vittima innocente di un inganno in cui una persona ha preso le sembianze del marito. E nel seguito del racconto vediamo Maria (Miriam nel testo) dedicarsi affettuosamente al figlio, alla sua educazione e a ogni cosa che caratterizza una madre virtuosa”. Da qui l’esito “sorprendente”, entrato nelle leggende: “Maria ne esce come donna virtuosa e come vittima, a differenza delle altre fonti puramente polemiche nei suoi confronti”.

 

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