Veglia Gmg 2017: testimonianza di Pompeo Barbieri, “non ho più paura del futuro e di quello che la vita mi riserva”

“Non ho più paura del futuro e di quello che la vita mi riserva”. Così Pompeo Barbieri ha concluso la sua testimonianza nel corso Veglia di preghiera con Papa Francesco nella Basilica di Santa Maria Maggiore in preparazione alla XXXII Giornata mondiale della gioventù. Pompeo, originario di San Giuliano di Puglia, ha ripercorso la sua vita partendo dal 31 ottobre 2002 quando, in una normale mattina a scuola, “alle 11.33 una scossa violentissima ha fatto tremare tutto”. “La classe ci è crollata addosso. In un attimo siamo stati sepolti da un cumulo di macerie”, ha ricordato Pompeo, ripensando ai vigili del fuoco che “mi hanno trascinato fuori e mi sono risvegliato in ospedale. Sono stato in pericolo di vita per tre mesi”. “Solo dopo – ha proseguito – i miei genitori mi hanno raccontato che la maestra e 27 compagni erano morti sotto quel crollo”, tra loro anche il cugino di Pompeo. “Io ero vivo, mentre loro non c’erano più… perché?”, si è chiesto. Lo sconforto, la voglia di reagire, la consapevolezza “che dovevo vivere anche per chi non poteva più farlo”. “Così, anche quando mi hanno detto che non avrei più camminato, ho affrontato la cosa con più coraggio”, ha aggiunto Pompeo, ammettendo che “ero diventato più forte e mi sentivo inattaccabile”. A 18 anni, invece, un problema lo costringe ad entrare in dialisi: “Mi sono sentito perso e ho pensato che non era giusto”. “Anche quella volta sono stato fortunato perché mio padre mi donò il suo rene”, ha raccontato Pompeo, rivelando che “non cambierei quasi nulla della mia vita e di quella tragedia, vorrei solo che i miei amici fossero qui, solo questo”. “Questa sedia a rotelle mi ha insegnato a vedere la bellezza nelle piccole cose e mi ricorda ogni giorno la fortuna che ho”, ha confidato, confessando che “ho un sogno: partecipare alle paralimpiadi”.

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