Sviluppo: Hadjadj (filosofo), “il progresso indefinito è abolizione della condizione umana”

L’idea moderna di “progresso indefinito” si è rivelata “un fallimento”. Ne è convinto il filosofo Fabrice Hadjadj, intervenuto questo pomeriggio al convegno organizzato in Vaticano dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, a 50 anni dalla Populorum Progressio. “La nostra epoca  si caratterizza per un’abdicazione del potere politico di fronte all’innovazione tecnologica”, la tesi del filosofo: “l’iPhone 7 spodesta il 6, e il 3 ci appare più desueto di un dinosauro. Si getta nel cestino tutto ciò che è vecchio. Il progresso dell’innovazione è un progresso dello scarto, un’accelerazione della caducità”. “Siamo in un’epoca in cui il progressismo moderno è morto”, ha affermato Hadjadj, “è stato ridotto in polvere ad Auschwitz ed Hiroshima”. “Il tecnologismo, l’animalismo e l’islamismo (o qualsiasi tipo di  fondamentalismo religioso) si sono sostituiti all’umanesimo ateo ormai defunto”, l’analisi del filosofo, secondo il quale “il progressismo che vi corrisponde non è più un progresso umano, cioè un progresso della famiglia, della cultura, della città, ma uno sforzo per uscire dall’umano, verso la produzione di individui programmati, l’ingegneria, la sharia, dove l’esperto di sistemi rimpiazza lo spazio pubblico della discussione”. “Il progresso indefinito non è né un progresso né uno sviluppo umano, ma un tentativo di abolizione della condizione umana”, il grido d’allarme di Hadjadj, che ha lanciato una provocazione: “Il progresso più grande, oggi, consiste nell’essere conservatori”, e deve avere di mira “non solo il miglioramento, ma la preservazione della condizione umana”.

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