Primo Maggio: mons. Bregantini (Campobasso-Bojano), “educare alla speranza per educare al lavoro”

“Credo che la questione lavoro debba ritornare sulle lavagne della scuola, sui pulpiti delle Chiese, sui tavoli delle nostre riunioni formative”. È quanto afferma l’arcivescovo di Campobasso-Bojano, monsignor GianCarlo Bregantini, in occasione della Festa del lavoro. “Quante volte ciò che è stato promesso è risuonato come una botte vuota e arrugginita da ritardi, finzioni, illusioni”, osserva Bregantini, secondo cui “la gente del nostro Paese geme e soffre le doglie di un parto che non avviene nel mondo del lavoro”. “Quanti e quanti sono oggi ancora i nostri fratelli e sorelle senza-lavoro”, aggiunge. “I casi di povertà, di depressione, i suicidi, non sono che i ‘luoghi circostanti’, i dintorni drammatici alla disoccupazione”, prosegue l’arcivescovo, parlando di “baratro in cui il nostro Paese va piombando sempre più. Per molteplici cause”. E allora bisogna “tenere alte le prospettive ed educare tenacemente ad esse, soprattutto tramite la scuola e la politica”. “È il mirare in basso – rileva Bregantini – che ci rende servi di un immediato che non crea lavoro” mentre “sento come sia chiaro che il lavoro nasce sempre da un cuore che crede”. Lanciando un “sempre più accorato appello alle istituzioni di governo ad assumere pienamente il coraggio della politica”, l’arcivescovo richiama le parole di Papa Francesco in Egitto: “Il bene di ciascuno risiede nel bene di tutti”. “Questa è la sfida”, conclude Bregantini: “Educare alla speranza per educare al lavoro, nella risignificazione dell’azione politica”.

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