Sicurezza sul lavoro: Barbarisi (Il Ponte), “perché non si pratica accurato monitoraggio sul territorio?”. Inchiesta ad Avellino e provincia

“Sicurezza sul lavoro, sicurezza e lavoro: che belle parole, facili da usare, da sole, singolarmente, o insieme, ma è difficile dare loro un senso compiuto, non astratto. Almeno una volta all’anno capita di leggere sui media di lavoro, disoccupazione, di infortuni e di morti bianche”. A denunciarlo è Mario Barbarisi, direttore del settimanale diocesano di Avellino, “Il Ponte”, in un’inchiesta sull’ultimo numero dedicata al “lavoro insicuro”, che ha al centro la sede Inail di Avellino e numerosi cantieri. “Meno si spende per la sicurezza e per le tasse e più il datore di lavoro guadagna. In alcuni casi, il mancato rispetto delle norme di sicurezza è dovuto alla mancata conoscenza della gravità dei rischi e delle conseguenze”, sottolinea Barbarisi, che pubblica nel suo servizio immagini che riguardano il territorio di Avellino e provincia, a partire “dal simbolo, da quello che dovrebbe costituire l’esempio per antonomasia dell’antinfortunistica: l’Inail, Istituto nazionale infortuni sul lavoro”. Nella prima foto, fa notare il direttore de “Il Ponte”, “si vede un operaio sulla scala mentre pulisce i vetri, senza alcuna protezione”. Nella seconda, “si vedono, sempre davanti alla centrale sede Inail di Avellino, operai che effettuano lavori tra i passanti, vicino a veicoli parcheggiati, utilizzando fiamme per saldare”. Una terza “mostra operai al lavoro su un’impalcatura all’interno dell’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino”, la quarta “un operaio che cammina sul tetto di un edificio in costruzione…”.
“Perché oltre ai convegni, sicuramente interessanti, non si pratica un accurato monitoraggio del territorio? Spesso basta alzare semplicemente lo sguardo per scorgere operai al lavoro senza le adeguate protezioni. Perché non prevenire le tragedie ed evitare che i numeri delle morti bianche e dei tanti infortuni sul lavoro crescano di anno in anno?”, si chiede Barbarisi. “L’Inail di Avellino è, invece, un caso a parte – rileva -. La sede era già finita nel mirino giornalistico quando nel luglio del 2016 vennero scoperti dall’obiettivo fotografico tre operai che lavoravano sul tetto della sede, di corso Europa, senza alcuna protezione”. Di qui la domanda: “Come può un ente che ha il compito di vigilare sulla correttezza altrui, che effettua controlli severi e multe sui cantieri, non accorgersi di avere il ‘malato’ in casa propria?”.

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