Azione cattolica: Truffelli (presidente), “Chiesa in uscita condividendo la vita degli uomini d’oggi”. Impegno a costruire alleanze

“La nostra – ha specificato Matteo Truffelli, presidente di Ac, nella sua relazione all’Assemblea nazionale in corso a Roma – è una storia che è cresciuta nel tempo e ha portato frutti grazie a uno stile che possiamo tranquillamente definire sinodale, per la sua capacità di valorizzare le differenze e generare condivisione, per la sua capacità di mettere insieme, invece che dividere. È storia di passione per la Chiesa e per il mondo, per l’umanità”. “Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, o meglio, come dice Papa Francesco, in ‘un cambiamento d’epoca’. Un tempo bello, in cui siamo felici di vivere, perché al nostro tempo noi vogliamo bene, lo sentiamo nostro e ci sentiamo suoi”. Un “tempo difficile” – la “guerra mondiale a pezzi”, le migrazioni, la povertà, l’illegalità diffusa –, “una stagione di precarietà” in cui “essere associazione può significare intrecciare relazioni solidali che offrano sostegno a chi guarda al futuro con preoccupazione, far sperimentare a ciascuno il valore dei legami stabili che aiutano a crescere nella responsabilità e nella fedeltà, formarci e formare a un pensiero critico che nasce da un autentico confronto con la complessità”. “Probabilmente essere Chiesa in uscita oggi significa anche sapere che in una stagione di precarietà e di sfilacciamento è chiesto pure a noi di accettare senza spaventarci una condizione di incertezza e di debolezza, condividendo la condizione degli uomini di oggi. Non preoccupandoci se siamo un’Azione cattolica chiamata a muoversi su un terreno inesplorato”.
“Ai discepoli-missionari non è consentito di rimanere chiusi in casa… il Signore arriva e spalanca le porte” per mandarli in missione. Per Truffelli l’Ac “rappresenta una risorsa preziosa per la Chiesa e per il Paese”. Un’associazione che fa proprio l’impegno di “costruire alleanze” dentro e fuori la Chiesa. “Contribuire alla costruzione del bene comune vuol dire anche saper alimentare dentro il corpo della società un tessuto di relazioni buone, di conoscenza e stima reciproca, di ricerca ostinata dei terreni comuni su cui incontrarci con chi è portatore di sensibilità differenti”. “Anche in campo ecclesiale, del resto, sono in corso trasformazioni altrettanto grandi e difficili da padroneggiare. La nostra Chiesa è percorsa da cambiamenti di portata storica, che ci chiedono di spenderci con coraggio e dedizione per contribuire, come parte viva e vitale del popolo di Dio, alla costruzione di una Chiesa sempre più ‘sinodale’. Una Chiesa più capace, cioè, di valorizzare la pluralità come cemento della comunione”.

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