Sovvenire: Gasseri (coordinatore territoriale), “no raccolta di denaro” ma “strumento di informazione per la condivisione”

“Dobbiamo cercare di cambiare il punto di vista: la campagna del Sovvenire non serve per raccogliere denaro per la Chiesa, non è una raccolta fondi, ma è uno strumento di informazione per la condivisione”. Lo ha detto ieri a Cosenza Stefano Maria Gasseri, coordinatore nazionale della rete territoriale del Sovvenire, intervento all’incontro conclusivo del progetto diocesano “Perché firmo perché dono”. Gasseri ha ricordato come i sistemi di contribuzione e offerta alla Chiesa cattolica “non siano solo un mero esercizio contabile” e che “quando parliamo di corresponsabilità significa che, di fronte a una difficoltà, a un problema, c’é la possibilità di comunione e condivisione”. Il relatore ha evidenziato che “l’attenzione al bene comune è nel Dna della Chiesa” e che “la gente ha fiducia nella Chiesa, va solo meglio informata sulle opere realizzate con il sostegno”. Gasseri ha sottolineato un rischio, un “altro messaggio sbagliato”. Molti si chiedono “quanto costa la Chiesa allo Stato. In realtà, lo Stato per fare la stessa cosa che fa la Chiesa spende nove volte di più, perché la Chiesa ha la straordinaria forza del volontariato”. L’esempio concreto è quello delle mense, della forza della Caritas. L’invito è ad aumentare le offerte, il che “dà il là a un circolo virtuoso di condivisione”. L’impegno è quello nel “progetto formazione”, indirizzato anzitutto alle parrocchie, per ciascuna delle quali il Sovvenire nazionale è pronto a contribuire con 1.000 euro. “La formazione realizzata in parrocchia ha una ricaduta sul territorio perché la parrocchia è sul territorio, e parrocchia significa scuole, movimenti, associazioni, catechisti, insegnanti di religione, in una sorta di passaparola. È lì che scatta la condivisione”.

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