Famiglia: don Gentili (Cei), “chi arriva a 50 anni di matrimonio non è chi non ha litigato mai, ma chi ha perdonato”

(da Assisi) “Perché parlare di “strade di felicità” in una settimana di spiritualità coniugale e familiare? Perché dobbiamo avere il coraggio di riappropriarci di un tema esistenziale come la felicità e agganciarlo alla dimensione spirituale?”. Sono le domande con cui si è aperta la XIX settimana nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare “Strade di felicità nell’alleanza uomo – donna” che si tiene ad Assisi da oggi fino lunedì.
Il tema è stato introdotto con la relazione di apertura don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della famiglia della Cei, insieme con Tommaso e Giulia Cioncolini, una coppia di sposi che collabora con l’Ufficio.
“Si può essere felici ma non si può possedere al felicità” ma nell’uomo, hanno detto Tommaso e Giulia Cioncolini, “comunque c’è il desiderio di infinito e la felicità fiorisce se anche il terreno della spiritualità è bene irrorarlo e fiorisce”. E hanno proseguito: “Bisognerebbe avere il coraggio di riscoprire che ancor prima di una linea psicologica c’è una linea teologica: è giusto che l’essere umano segua il proprio sogno”. “Papa Francesco – hanno aggiunto – ci invita chiaramente a frenare gli attacchi, i richiami contro il mondo e avere il coraggio di indicare strade di felicità; dunque, strade di felicità nell’alleanza uomo-donna nei tanti ambiti e nelle diverse condizioni che caratterizzano la vita degli uomini e delle donne di oggi. E questo è il senso del lavoro dei dieci workshop”. Don Paolo Gentili ha concluso la relazione introduttiva ricordando il valore del perdono nella felicità di coppia. “Chi arriva a 50 anni di matrimonio – ha detto – non è chi non ha litigato mai, ma chi ha perdonato” e in questo cammino di felicità “occorrono coppie accompagnatrici che siano esperte di peccato e di grazia, abbiamo bisogno di chi è capace di cadere e di rialzarsi, ricchi di umanità e di saggezza”.  “Il collirio della misericordia – ha concluso – sarà decisivo perché possiamo portare il Vangelo della famiglia nell’umanità di questo tempo, con la consapevolezza che la famiglia fatta di ciccia e di Vangelo è un miracolo di amore”.

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