Russia: Comitato interconfessionale cristiano, documento finale sulla rivoluzione del 1917 e la storia del Paese

“Le cause degli eventi catastrofici del secolo scorso sono radicate nell’allontanamento di gran parte della società da Dio, dalla perdita di orientamento spirituale e morale, dalla divisione tra i cristiani”. Questa l’analisi, da un punto di vista spirituale, che ieri a San Pietroburgo alla quinta plenaria del Comitato consultivo interconfessionale cristiano sul tema “la fede e il superamento del confronto civile: il bilancio di un secolo” è stata condivisa dai rappresentanti delle Chiese provenienti dai Paesi già parte dell’Unione sovietica. Nel documento finale, il riferimento è alla rivoluzione del 1917, le cui ferite “si fanno sentire ancora oggi”. Nei gulag i cristiani hanno reso testimonianza e il sangue dei martiri “è diventato il nuovo seme cristiano”. Dopo la caduta dell’Urss, la rinascita spirituale è stata la “risposta alle preghiere di coloro per i quali la sequela di Cristo ha significato sofferenza e morte”. Oggi però il “mondo post-secolare” presenta nuove sfide ai cristiani: la messa in discussione “dei fondamenti tradizionali della nostra civiltà”, pressioni sulla famiglia, lo sviluppo tecnologico con la “pericolosa illusione dell’onnipotenza umana”, le disuguaglianze. Resta però attuale per tutte le confessioni, si legge ancora nel documento, il comandamento di annunciare e di rendere testimonianza a Cristo con l’amore: “parte sempre più importante di questa testimonianza oggi è il servizio sociale che consolida i cristiani di diverse confessioni”.

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