Latte: Coldiretti, due confezioni su tre già in regola con etichetta d’origine. Stop al falso made in Italy

Due confezioni di latte a lunga conservazione su tre sono già in regola con la nuova etichetta di origine che consente di smascherare il latte straniero spacciato per italiano. E’ quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti che ha raccolto i campioni di latte in vendita nei principali supermercati e negozi italiani, in occasione dell’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari prevista dal decreto “Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (Ue) n. 1169/2011”. Con l’etichettatura di origine “si dice finalmente basta all’inganno del falso made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, senza che questo sia stato obbligatorio fino ad ora riportarlo in etichetta”, afferma il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo. Il provvedimento riguarda l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale e prevede l’utilizzo in etichetta delle diciture “Paese di mungitura” e “Paese di confezionamento e trasformazione”. Se le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le diciture: “latte di Paesi Ue” e “latte condizionato o trasformato in Paesi Ue”. Qualora queste operazioni avvengano nel territorio di più  Paesi situati al di fuori dell’Unione europea, sarà obbligatorio indicare “latte di Paesi non Ue” e “latte condizionato o trasformato in Paesi non Ue”. Il provvedimento è scaturito dalla guerra del latte scatenata lo scorso anno da Coldiretti contro le speculazioni insostenibili sui prezzi alla stalla e sta portando ad un sostanziale aumento dei compensi riconosciuti agli allevatori senza oneri per i consumatori.

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