Dottrina sociale della Chiesa: mons. Viganò (SpC) “per imprenditori non credenti è qualcosa che colora di bene quello che si fa”

foto Siciliani-Gennari/SIR

“Ho cercato di capire perché degli imprenditori volessero seguire la Dottrina sociale della Chiesa”. Lo ha detto mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione (SpC) della Santa Sede, durante la conferenza in corso alla Camera sugli Atti del VI Festival della Dottrina sociale della Chiesa. “Per un credente la Dottrina sociale della Chiesa non è un elemento in più – ha spiegato – perché vive già una relazione filiale con Dio, sapendo che il Signore ha sempre uno sguardo per i figli che hanno più bisogno. Per un imprenditore essere cattolico significa essere discepolo di Gesù”. Ma per un non credente? “Penso – ha risposto – possa essere un orizzonte, una prospettiva. Certamente come qualcosa che può colorare di bene quello che uno fa”. Il prefetto della Segreteria per la comunicazione ha ricordato come al Festival che si è tenuto lo scorso novembre abbia fatto un intervento sulla comunicazione. “Nella nostra società – ha affermato – crediamo di essere legati alla ‘cultura dell’accesso’ perché viviamo in rete. Non esiste più una società su base territoriale, esistono dei luoghi ‘matrici di costruzione del sociale’. Chi sa gestire l’integrazione di questi luoghi certamente diventa capace di governare le modalità di interazione e ha un vantaggio competivo non solo economico. I media introducono dei criteri diversi, danno origine a un’architettura diversa delle relazioni. E credo che sia su questo che le imprese in Italia debbano lavorare”.

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