Biotestamento: Aris, “massimo rispetto per la legge ma rivendichiamo la nostra libertà di coscienza”

“Rivendichiamo per le nostre strutture – e per i sanitari che vi operano e sulla base di una loro libera opzione di coscienza – l’impegno di applicare rigorosamente la legge in approvazione sulle Dat salvo la facoltà di non assumerci la responsabilità di assistere pazienti la cui dichiarazione anticipata di trattamento faccia presumere un conflitto difficilmente sanabile con il nostro fermo orientamento etico”. Si rivolge direttamente al Parlamento padre Virginio Bebber, presidente dell’Aris (Associazione che riunisce le istituzioni sanitarie cattoliche gestite dagli enti religiosi), alla vigilia della ripresa del confronto nell’Aula di Montecitorio sul cosiddetto biotestamento. “Massimo rispetto per la legge – afferma Bebber in una dichiarazione appena diffusa -; chiediamo però rispetto anche per la nostra libertà di coscienza”. Per il presidente Aris, una soluzione legislativa che consideri idratazione e nutrizione “cura e non semplici elementi basilari di sostegno vitale”, lascia “aperto un vasto campo di dissenso etico-antropologico che non può essere sanato da una norma del diritto positivo, per quanta considerazione e rispetto meriti il Parlamento”. Un dissenso – prosegue la nota – “che non possiamo e non vogliamo sottacere” e “rappresenta per noi non solo un‘opzione morale ovvia ed irrinunciabile, bensì anche un indirizzo che intendiamo assumere e mantenere quale elemento che identifica e caratterizza il servizio che le nostre strutture sanitarie di ispirazione religiosa assicurano alla collettività, concorrendo in misura significativa alla funzione pubblica di tutela e promozione della salute e della vita”. Per l’Aris, inoltre, nutrizione ed idratazione non possono essere “totalmente ascritte alla determinazione del paziente e rese indisponibili” alla responsabilità del medico chiamato “in tempo reale al letto del paziente a valutare, in scienza e coscienza, il concreto sviluppo di una condizione clinica che nessuna ‘dichiarazione anticipata’ è in grado di presumere”. “Ribadiamo pertanto – conclude Bebber – piena adesione ai principi ispirati da Papa Francesco per cui idratazione e alimentazione artificiali sono da somministrare al malato quando non risultino troppo gravose o di alcun beneficio, ma la loro sospensione non giustificata continuerà ad essere considerata dalla Chiesa un atto di eutanasia”.

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