Pasqua: card. Bagnasco, “lo stile del Signore è non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà e suscitare fiducia e amore”

“L’augurio che ci scambiamo è questo: il Signore ci faccia il dono dell’alleluia” perché “è facile cantare l’alleluia quando le cose vanno umanamente bene, più difficile quando siamo nella prova; ma il Signore ci può aiutare ad averlo nel cuore sempre: ecco il regalo dell’alleluia”. Ad affermarlo il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei e del Ccee, nell’omelia della Messa del giorno di Pasqua. La vicenda dei discepoli di Emmaus, ha detto il porporato, “è la parabola della vita cristiana: un ‘alternarsi di speranza, incertezza, gioie e delusioni, luci e ombre, recriminazioni e fughe da ciò che ci addolora; presentimenti e scoperte che non siamo soli, anzi che non lo siamo mai stati, che Dio era sempre al nostro fianco e ci guardava con occhi d’amore”. Dio, ha proseguito l’arcivescovo, “agisce in modo sommesso. Solo pian piano Egli costruisce, nella grande storia dell’umanità, la sua storia. Diventa uomo ma in modo tale da essere ignorato dai contemporanei; patisce e muore e, come Risorto, vuole arrivare all’umanità soltanto attraverso la fede di coloro ai quali si manifesta, mettendo in atto un immenso circolo di fede e di fiducia in Dio, che è Amore, e negli uomini suoi testimoni”. E questo, ha concluso, è “lo stile che il Signore ha scelto: non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà, donare e suscitare fiducia e amore. Viene a dirci così che ciò che è piccolo è veramente grande”.

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