Quaresima: padre Cantalamessa, “morire per il credente è rinascere”

Il mistero pasquale della morte e risurrezione di Cristo è l’unica risposta al senso della vita e alla domanda se la morte sia o no la fine di tutto. Da questa consapevolezza padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, ha sviluppato stamattina la sua terza predica di Quaresima, che ha tenuto davanti al Papa e alla Curia Romana, nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano.  “Il fattore decisivo è collocato al momento della morte di Cristo: ‘Egli è morto per tutti’. Ma cosa è avvenuto di tanto decisivo nella morte di quest’uomo da cambiare il volto stesso della morte? Potremmo rappresentarcelo quasi visivamente – ha osservato -: Gesù è sceso nella tomba, ma ne è uscito dalla parete opposta. Non è tornato indietro per dove era entrato, come Lazzaro che deve però tornare a morire. No, egli ha aperto una breccia sul versante opposto per la quale tutti quelli che credono in lui possono seguirlo. Scrive sant’Agostino: ‘Attraverso la passione, Cristo passa dalla morte alla vita e apre così a noi che crediamo nella sua risurrezione, per passare anche noi dalla morte alla vita’”.

“Non è cambiata”, ha proseguito padre Cantalamessa, la “necessità di entrare nella tomba”, cioè di morire, ma “viene data all’uomo la possibilità di uscirne, aggrappati al Risorto”. Ed è questo che spiega l’atteggiamento del credente di fronte alla morte, “simile agli altri, ma anche diverso”, fatto di “tristezza e paura” per l’abisso, ma anche di speranza. Morire è dunque per un credente rinascere: è un “battesimo” ed è un errore pensare che il cristianesimo si faccia strada con la paura della morte, esso è invece fatto per “togliere” questa paura.

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