Medicina e ambiente: Boscia (presidente), “grave responsabilità su casa comune”. Considerare “limiti e rischi del progresso tecnologico”

“L’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco ha richiamato l’attenzione della società sul bisogno urgente di ripensare la custodia del Creato e gli effetti negativi che provengono sia da uno scorretto utilizzo delle risorse, sia dall’inquinamento, sia dal degrado, su tutti gli uomini, soprattutto nei confronti delle popolazioni più deboli”. Lo ha detto oggi Filippo Maria Boscia, presidente nazionale Amci, nel suo intervento al XXVI congresso nazionale che si chiude domani ad Ascoli Piceno. Tema dell’incontro “Medicina, ambiente e salute”; sullo sfondo l’enciclica del Papa. Secondo Boscia, Francesco “propone un concetto di ecologia ‘che integri il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda’ (n. 15), offrendoci un paradigma in grado di articolare le relazioni fondamentali della persona: con Dio, con se stessa, con gli altri esseri umani, con il Creato”. “Così uomini e donne che oggi abitiamo questa terra, e noi medici cattolici abbiamo una grave responsabilità sulla ‘casa comune’ dove tutto è collegato e connesso, dove nessuno può pensare di agire da solo con buon frutto, dove le soluzioni vanno cercate e applicate in dialogo e collaborazione con gli altri”, afferma il presidente Amci richiamando le parole del Papa sulla “interdipendenza” che “ci obbliga a pensare a un solo mondo, a un progetto comune”. Di qui l’importanza di considerare “utilizzo, limiti, rischi e problemi del progresso tecnologico e dello sviluppo”, di norma “rappresentati  come una realtà sempre e comunque positiva”. “Pensando solo alle potenzialità e benefici, senza guardare le conseguenze a corto, medio e lungo termine – il monito del relatore -, si progredisce su strade rischiose che non tengono conto che la ‘casa comune’ serve per noi e per i nostri figli, oggi e domani”.

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