Immigrati e salute: don Arice (Cei), garantire accesso alle cure, anche mentali, tutelare maternità e vita

Accesso alle cure, salute mentale, tutela della maternità e della vita. Per don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, sono le questioni chiave del rapporto immigrati-salute, tema al centro del suo intervento odierno al XXVI congresso nazionale dell’ Amci “Medicina, ambiente e salute”, che si è aperto ieri pomeriggio ad Ascoli Piceno (fino a domani). Partecipando alla tavola rotonda “Responsabilità per l’altro”, don Arice richiama i dati Istat (5.026.153 immigrati regolarmente residenti inizio 2016) e sottolinea la lentezza, riferita dai medici di famiglia, “con cui gli immigrati accedono, dopo aver ottenuto un titolo di soggiorno, ai servizi sanitari” dei quali, per diffidenza o non conoscenza delle istituzioni e della lingua, spesso non si avvalgono. “Un accompagnamento – osserva – che ulteriormente deve essere rafforzato per le persone irregolarmente presenti sul territorio del nostro Paese e che, comunque, hanno diritto alla tutela della salute”. La partenza da un Paese e l’arrivo in un altro Paese e in un’altra cultura, lo stile di vita differente, la nascita e la crescita in un Paese diverso da quello dei genitori, la mancanza di figure parentali fondamentali, le forme di violenza e le discriminazioni subite portano con sé “problematiche e patologie gravi sul piano della salute mentale”. E ancora: per don Arice, i dati drammatici delle interruzioni di gravidanza e del consumo di pillole del giorno dopo da parte di donne migranti segnalano come spesso esse “sono sole nel vivere la maternità, non tutelate e spesso abbandonate ed escluse da percorsi di aiuto”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa

Informativa sulla Privacy