Congresso Amci: don Arice (Cei), “reagire con vigore” a “crisi antropologica che nega il primato dell’uomo”

“Non potremo diventare custodi con Dio della nostra casa comune e dei suoi abitanti se non permetteremo alla ragione di reagire con vigore a quella crisi antropologica che nega il primato dell’uomo e sacrifica sull’altare del profitto e del successo ogni realtà, fosse anche quella umana, quando impedisce o anche solo rallenta il raggiungimento di tali scopi”. Questo il monito di don Carmine Arice, direttore dell’ Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, ai partecipanti al XXVI congresso nazionale dell’ Amci “Medicina, ambiente e salute”, che si è aperto ieri pomeriggio ad Ascoli Piceno. In questa logica, ha proseguito, “ritenendo che ci siano vite meno degne di essere vissute, taluni non esitano a ritenere alcune situazioni esistenziali scarti umani dei quali occorre sbarazzarsi, come ha ricordato il Santo Padre all’udienza del 10 febbraio scorso” in occasione dei 25 anni della Giornata mondiale del malato e del 20° dell’Ufficio Cei per la pastorale della salute. “Occorre uno sguardo nuovo”, la convinzione di don Arice, perché la fragilità “è una scuola da cui imparare”. Il confronto con “le domande suscitate dalla sofferenza e dal dolore, domande di senso, di aiuto e di relazione, ci fanno comprendere che è ‘illusorio rivendicare la neutralità morale nella ricerca scientifica e nelle sue applicazioni. La scienza e la tecnica richiedono, per il loro stesso significato intrinseco, l’incondizionato rispetto dei criteri fondamentali di moralità”’, ha concluso citando l’Istruzione “Donum vitae” della Congregazione per la dottrina della fede (1987).

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