Osservatorio salute: Ricciardi (direttore) sul nuovo sito, “solo decisioni basate su evidenze scientifiche potranno salvare Ssn”

“Solo le decisioni basate sulle evidenze scientifiche potranno salvare il Sistema sanitario nazionale, altrimenti destinato ad affondare”. Ne è convinto Walter Ricciardi, presidente dell’ Istituto superiore di sanità e direttore dell’ Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, che ha presentato oggi a Roma, al Policlinico Agostino Gemelli, il nuovo sito e i programmi dell’Osservatorio, costituito 15 anni fa, per iniziativa dell’Istituto di sanità pubblica – Sezione di igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore “all’indomani della riforma per regionalizzare il Servizio sanitario nazionale (Ssn)” al fine di “monitorare l’impatto della devoluzione sulle condizioni di salute nelle diverse Regioni”. “In questi 15 anni – spiega Ricciardi – abbiamo creato un network che coinvolge circa 230 esperti articolati in 21 sezioni regionali che si occupa di raccogliere dati regionali comparabili provenienti da diverse fonti ed elaborare e diffondere strumenti di sorveglianza della sanità pubblica”.

Oggi l’annuncio della svolta: da strumento scientifico per addetti ai lavori a fonte di informazioni per tutti “per rendere fruibili a tutti, gratuitamente e anche su smartphone e tablet, il patrimonio di dati raccolti, i propri archivi, le serie storiche per le analisi e le considerazioni utili a chi lavora nella salute”. La nuova fase, “finalizzata a potenziare e modernizzare gli strumenti di comunicazione”, prevede anche “l’ampliamento dell’offerta di contenuti digitali con la realizzazione di focus, approfondimenti e commenti a notizie di attualità durante l’anno”. I dati dell’Osservatorio, chiosa Ricciardi, dovrebbero essere tradotti in azioni concrete: “Da essi – spiega – una regione può ad esempio vedere quanti pazienti cardiovascolari potrà avere nei prossimi anni ed essere quindi in grado di attrezzarsi”. Per il presidente dell’Iss occorre dire basta ad un’Italia a più velocità: “in un Paese civile non è accettabile che l’80% dei pazienti oncologici calabresi debba curarsi al nord perché manca un sistema organizzato che legga i dati e li traduca in risposte concrete”.

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