In un altro mondo: De Lucia, “in Brasile tornerò con un progetto come mi è stato chiesto”

“Un pezzo di me è rimasto lì e forse non farà più parte di me, ma sono contenta che sia rimasto là, con il mio ricordo ed il mio contributo”. È quanto afferma Silvia De Lucia, giovane di Certaldo (Fi), ripensando all’esperienza vissuta la scorsa estate in Brasile dove ha trascorso un mese avendo vinto il concorso “In un altro mondo” promosso da Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. “Sono stata accolta da quella che è poi diventata la mia famiglia in questo mese, in una comunità di missionarie delle suore Camiliane a Juazeiro do Norte, rinomata per essere la capitale brasiliana delle violenze (di qualsiasi tipo) soprattutto verso il genere femminile”, spiega De Lucia, ricordando la “periferia di povertà e violenza, dove sorgono piccole strade di terra rossa, ovvero piccole ma numerosissime favelas” e le attività con bambine ed adolescenti. “Lacrime, rabbia ed impotenza le emozioni più dure da mandare giù”, rivela la giovane, aggiungendo che “non è facile dare per scontato tutti i vissuti di queste ragazze, la maggior parte vittime di violenza, o legate a prostituzione e soprattutto droga”. “Ho lasciato un paese ed un quartiere che era diventano il mio, una casa ed una comunità che era e che è tutt’ora la mia famiglia”, ammette De Lucia. “Ma soprattutto le mie bambine e ragazze, che porterò con me sempre”. “Inizierò l’università, continuerò a lavorare nell’ambito del sociale e tornerò – assicura la giovane – con un progetto, proprio come mi è stato chiesto prima di ripartire”. “Un po’ glielo devo”, conclude.

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