Tzvetan Todorov: Zaccuri, “fu testimone e coscienza critica di un Novecento ancora impossibile da consegnare agli archivi”

“Fedele a un modello di illuminismo niente affatto intransigente, nel quale il tributo a un grande teorico della democrazia come Benjamin Constant va di pari passo con la predilezione riservata all’opera di Goya, nel corso del tempo Todorov aveva allargato sempre di più il raggio dei propri interessi, fino ad assumersi il ruolo di testimone e coscienza critica di un Novecento ancora impossibile da consegnare agli archivi”. Così lo scrittore e giornalista Alessandro Zaccuri ricorda oggi su “Avvenire” il critico e pensatore di origine bulgara Tzvetan Todorov, morto ieri a Parigi a 77 anni. “La svolta era venuta a Parigi all’inizio degli anni Sessanta, con scoperta della letteratura fantastica” e “l’incontro con un capolavoro come ‘Manoscritto trovato a Saragozza’ di Jan Potocki aveva rappresentato una specie di rivelazione”, osserva Zaccuri, ricordando che “il passaggio dalla Bulgaria alla Francia era stato segnato dalla pubblicazione di due libri ugualmente rigorosi quanto a metodo, ma quasi conflittuali come prospettiva: l’antologia ragionata degli scritti dei ‘Formalisti russi’ e la ricognizione del 1970 sulla ‘Letteratura fantastica’”. Di Todorov, prosegue Zaccuri, “il contributo più discusso è stato il saggio ‘Memoria del male, tentazione del bene’, nel quale il classico tema dell’eterogenesi dei fini veniva ripreso con sorprendente determinazione”. “Ciò che accomuna i totalitarismi che si sono susseguiti nel Secolo Breve, osservava Todorov, è la convinzione – aggiunge Zaccuri – di poter perseguire un fine superiore a prezzo di violenze mostruose”. Nel pensiero di Todorov si trovano “considerazioni non estranee a una visione religiosa della realtà”, anche se Todorov riteneva che “come europei non possiamo non riconoscerci nella storia e nella tradizione cristiana. Ma questo riconoscimento della dimensione spirituale non implica più, per molti di noi, un’adesione alla fede”. Per Zaccuri, in Todorov “l’unica delle virtù teologali a resistere era la speranza” e “non è casuale che proprio ai ‘Resistenti’ fosse dedicato il suo saggio più recente”. Un ultimo passaggio è dedicato al tema dell’accoglienza dello straniero: Todorov, nell’ultima intervista rilasciata ad Avvenire, disse che “i migranti rappresentano una risorsa formidabile per la vecchia Europa” e “questa considerazione di convenienza basterebbe a rintuzzare ogni argomentazione xenofoba”. “Parole del 2015, quando di Brexit e Frexit non si discuteva ancora”, conclude Zaccuri.

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