Tratta: suor Bonetti (Slaves no more), “solo se siamo in rete possiamo dire mai più schiave”

“Vogliamo spezzare la catena dell’indifferenza intorno al tema della schiavitù”. Lo ha detto suor Eugenia Bonetti, presidente di Slaves No More, durante l’incontro organizzato presso la Casa internazionale delle donne di Roma questo pomeriggio, in occasione della terza Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani. “La nostra forza – ha aggiunto – è quella di essere in rete non solo in Italia, ma anche nei vari continenti. Solo, infatti, se rimaniamo in rete possiamo dire ‘mai più schiave’. La parola d’ordine è lavorare insieme, in comunione e non in competizione che distrugge a tutti i livelli”. “Se noi mettiamo insieme le nostre povertà – ha insistito – possiamo farcela. A Ponte Galeria, a Roma, abbiamo creato un nucleo composto da varie realtà che accolgono e difendono i diritti di chi ha subito la tratta”. E “dal 2003 – ha ricordato -, dopo il Giubileo, è stata fatta molta strada per aprire le porte dei nostri conventi alle donne che avevano una vita distrutta. Oggi sono già 6mila le case di accoglienza tenute da congregazioni religiose per l’accoglienza. Noi non siamo solo donne, ma madri che aiutano questi figli che non hanno più nulla e nessuno”. In realtà, “tanto lavoro – ha osservato – è stato fatto ma ancora c’è n’è da fare per garantire ad ogni persona dignità e legalità. Negli ultimi 24 mesi, sono arrivate dalla Nigeria 12mila ragazze a Lampedusa, la maggior parte minorenni e incinte”.

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