Disabili: Previte (Cristiani per servire), occorre “maggiore tutela” da parte di comunità e istituzioni. No ad “eutanasia sociale”

“Quando la malattia pone nella situazione di sofferenza fisica, ma soprattutto nella patologia psichica il compito della comunità e delle istituzioni” è “concorrere ad un maggior impegno di tutela del ‘malato’ ormai dimenticato e defraudato del proprio diritto”, mentre le istituzioni “ignorano queste necessità reali e sociali”. Lo scrive Franco Previte, presidente dell’associazione “Cristiani per servire”, in una nota nell’imminenza della XXV Giornata mondiale del malato che ricorre il prossimo 11 febbraio. Con riferimento a “coloro che portano nel loro corpo i segni di una grande sofferenza sia fisica che mentale” e alle loro famiglie, Previte osserva: “Purtroppo, in questi frangenti c’è chi vorrebbe ‘spingere’ la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri attraverso una licenza di uccidere che è in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il padre della medicina che amava ripetere che ‘il dovere del medico è per la vita’ in simbiosi con la natura dell’uomo che ‘vuole’ la vita”.  Una “eutanasia sociale” con la “scusa” davvero” colossale ed incredibile di lenire le sofferenze in quanto le cure ed assistenze comporterebbero una spesa sociale per una lunga degenza o una lunga cura, circostanze che pare siano applicate all’estero”. Di qui un deciso “no” e il richiamo a Giovanni Paolo II che nell’enciclica “Evangelium vitae” definisce l’eutanasia una “uccisione deliberata, moralmente inaccettabile per una persona umana”.

 

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