Tavolo nazionale psichiatria: Don Arice (Past. Salute Cei), “la Chiesa è in un atteggiamento di ascolto”

L’Ufficio di Pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana ha avviato un Tavolo nazionale sulla psichiatria che ha coinvolto i principali esperti italiana. Si celebra infatti in questi giorni a Roma il Congresso nazionale della Sopsi, Società italiana di psicopatologia. Una sessione parallela ai lavori congressuali è stata dedicata al tema “La psichiatria nella postmodernità e la comunità ecclesiale”, con la presenza, tra gli altri, di don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio di Pastorale della salute Cei; Alberto Siracusano, presidente Sopsi e ordinario di psichiatria all’Università di Roma Tor Vergata; Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, tra gli organizzatori dell’iniziativa.
Il Tavolo, si legge in una nota, ha evidenziato che “la salute mentale è un bene individuale e collettivo, è il diritto alla felicità di ognuno. Ma è anche una condizione imprescindibile per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese”.
Dopo il saluto inaugurale del presidente Sopsi Siracusano, ha aperto i lavori don Carmine Arice, affermando che “la Chiesa è in un atteggiamento di ascolto nei confronti della medicina e della psichiatria, per conoscere la reale situazione attuale e valutare le prospettive di lavoro future con l’obiettivo di svolgere un servizio sempre attento al benessere psicofisico delle persone”. Dal canto suo, Tonino Cantelmi, nel coordinare i liberi interventi dei presenti, ha citato papa Francesco “che parla di una ‘cultura del provvisorio’, che di fatto limita il diritto dell’uomo alla felicità”.
Nel corso della sessione, sono stati posti accenti particolari sui problemi che si presentano nell’età evolutiva e la necessità di sviluppare interventi preventivi con sostegni alla famiglia e contro le povertà.
Attenzione particolare agli adolescenti, con la sottolineatura di due emergenze: da un lato, la situazione di migliaia di minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro territorio; dall’altro, la constatazione che nella fascia dell’età adolescenziale si sono evidenziate le manifestazioni di un malessere soprattutto relazionale, in cui l’utilizzo indiscriminato dei social media e le mancate occasioni di condivisione reale tendono ulteriormente ad aumentare il disagio identitario.
Una parte della discussione è stata condotta sul gioco d’azzardo patologico, che ormai colpisce il 2% della popolazione, con risvolti drammatici per le persone e le loro famiglie.
Al termine del Tavolo, conclude la nota, è stato espresso “un comune desiderio di dare seguito a questo primo incontro”, sottolineando “l’importanza di avere uno spazio comune di riflessione a cui far seguire comuni proposte operative”.

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