Ordo Virginum: mons. Pelvi (Foggia), “la Chiesa non può fare a meno delle donne”

“Sogniamo una Chiesa che si avventura con coraggio sulle strade della missione perché crede nel Signore più che nelle proprie strategie e vive la convinzione di non avere nulla da perdere. Una Chiesa che crede che nulla è impossibile a Dio e quindi anche dai momenti difficili si aspetta che esca qualche sorpresa, inattesa e imprevedibile; una Chiesa che crede che l’esperienza della missione salva e redime più dell’impegno puntiglioso e moralistico. Per questo la Chiesa non può fare a meno delle donne!”. A dichiararlo è stato oggi l’arcivescovo di Foggia-Bovino, monsignor Vincenzo Pelvi, che, a Roma, è intervenuto al seminario nazionale dell’Ordo Virginum con una relazione sul tema “Stupite il mondo con una vita credibile e attraente. L’Evangelii gaudium interpella l’Ordo Virginum”. “La Chiesa generata da questo stile – ha spiegato il presule – sarà una Chiesa attenta a tutta la persona: alla sua storia, alle sue difficoltà, al suo cammino. Sarà una Chiesa capace di apprezzare il valore delle relazioni, percepite come famiglia, come luogo in cui le persone possono sperimentare uno stile fraterno, quello stesso che essi dovrebbero testimoniare nel mondo. C’è bisogno oggi di comunità cristiane che si decidano a curare le relazioni con cordialità e calore, con delicatezza, con umanità, con fantasia”.

“Sogniamo che le donne dell’Ordo vivano di profezia, di tenerezza, di desideri, di gioia evangelica – ha detto mons. Pelvi rivolto alle 150 consacrate partecipanti – la profezia della vostra consacrazione è significativa. Richiama la presenza dello Spirito. Questa forza scompagina le nostre abitudini e il quieto vivere. Invece di arrendersi, la donna offre il possibile… il ‘forse’, non tutto è perduto, che qualche riparazione dell’esistente si può provare. Certo l’animo profetico della donna non esclude il dubbio, impara il rischio pagando di persona. La donna sa prendere sempre in mano gli strumenti della lode, nonostante la drammaticità del vivere, imparando a vedere la realtà davvero come è. Quando tutto sembra finito, nel cuore del dolore succede qualcosa; c’è un ‘ma’ che apre all’azione di Dio”. Per far sorgere “questo arcobaleno della femminilità è richiesto a tutti nella Chiesa di salvare i valori femminili senza mantenere le donne nel recinto delle qualità attraenti e passive, da cui esse vogliono uscire per essere trattate semplicemente come persone. Certo è grazie alla presenza di Maria, che nel cristianesimo le donne hanno un ruolo imprescindibile. È bene, perciò, associarle non solo al suo silenzio, alla sua presenza discreta e di umile servizio, ma anche al suo generoso e fedele coinvolgimento nella sequela di Gesù”.

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