Chiesa: mons. Viganò (Spc), “è madre quando non esercita una pastorale aggressiva”

“Una Chiesa è madre quando non esercita una pastorale aggressiva, ma una pastorale dove il protagonista è Dio. Se infatti protagonista dell’azione pastorale sono io, le mie idee e i miei progetti, prima o poi le persone se la prenderanno con me”. Lo ha affermato questa mattina monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione (Spc) della Santa Sede, intervenendo a Seveso (Mb) al convegno “Lo stupore e la gioia di evangelizzare. Giornata di ascolto per preparare un ‘sinodo’ di riforma”. Per mons. Viganò, “la maggior parte della gente, almeno in Europa, si è staccata dal cristianesimo formale, dalla pratica religiosa, in nome della propria libertà. Se avessimo generato ‘verginalmente’, se la sarebbero presa con Dio, perché è lui il protagonista”. “Abbiamo eserciti di maschi e femmine single, ma non padri e madri”, ha proseguito il prefetto della Spc, osservando che “fino a oggi ci hanno propinato idealità e disciplina, in una famiglia, invece, tutto viene integrato nell’educazione all’amore, alla cura delle relazioni buone”. “La Chiesa può essere vergine e madre, celibe e padre, ma è necessario che sia intrisa di Spirito Santo”, ha aggiunto Viganò, evidenziando che “quando una religione giunge alla prescrizione, ai modelli normativi, ai cliché attesta che ha perduto l’amore, la fiducia e la gioia del sentirsi figli e fratelli”. “La tentazione di una Chiesa che invoca esclusivamente regole – ha ammonito il prefetto della Spc – è una tentazione che desidera le giare screpolate, la parodia dell’amore, la certezza di una ritualità consumata piuttosto che il rischio di una Chiesa impastata con la storia”.

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