Terremoto sei mesi dopo: Rieti, uno speciale sul sito del settimanale “Frontiera”

Il 24 febbraio si contano sei mesi dalla prima tragica scossa di terremoto dello scorso agosto. Un periodo lungo, durante il quale la Chiesa di Rieti – nel cui territorio insistono i due centri Amatrice e Accumoli con il più alto numero di vittime – non ha mai mancato di accompagnare e sostenere la popolazione, portando ascolto e consolazione, ma anche aiuti materiali grazie ai sacerdoti e ai laici impegnati. Oggi il sito del settimanale diocesano “Frontiera” (frontierarieti.com) dedica ampio spazio al terremoto con una serie di testimonianze, quella della piccola comunità francescana, ospitata nella frazione di Santa Giusta in un container messo a disposizione dalla Caritas, di due suore, Ancelle del Signore, scampate al terremoto che oggi affiancano il parroco don Savino D’Amelio nella gestione del Centro di comunità Sant’Agostino, e, infine, di Antonio e Giovanna, una delle famiglie colpite dal terremoto che grazie alla Chiesa hanno trovato una prima soluzione al problema abitativo. Sono tanti i modi in cui la Chiesa si è fatta vicina alle persone colpite dal terremoto: dal punto di vista materiale, ma ovviamente anche dal punto di vista spirituale. È quello che, ad esempio, fanno i Frati minori dalla loro base a Santa Giusta. Una comunità, che, dallo scorso novembre, ha avuto dal vescovo Domenico Pompili l’incarico di stare con la gente.

A sei mesi dal sisma: voci dal “convento di plastica”

Tre o quattro frati in tutto, che ogni mattina escono dal loro “convento di plastica” per recarsi nelle trenta frazioni a loro affidate per trovare le famiglie disperse per le frazioni, consegnare cibo, vestiti, stufe, lavatrici. Ma anche aiutare agricoltori e allevatori, che hanno perso le vacche o le pecore perché morte sotto il crollo delle stalle, oppure perché uccise dal freddo e dalla grande nevicata del 18 gennaio. “Il tutto senza mai smettere di rivolgersi al Signore: ogni giorno si celebra la messa nei container di alcune frazioni oppure nel ‘convento di plastica’”. Si chiamano suor Maria e suor Giuseppina: sono le due Ancelle del Signore scampate al terremoto che portano dentro “i segni del disastro” del sisma e il ricordo di tre consorelle e del convento che non ci sono più.

A sei mesi dal sisma: nostalgia di casa e servizio. La presenza delle Ancelle del Signore

Oggi sono un punto di riferimento, animando la comunità e aiutando l’attività quotidiana della Caritas. Antonio e Giovanna dopo il sisma vivono in un container messo a disposizione dalla Caritas italiana in collaborazione con la diocesi di Rieti, installata nella frazione amatriciana di Casali di Sotto. “Sono ambienti piccoli, ma noi ci troviamo benissimo. Dopo sei mesi è una rinascita. Il bagno è comodissimo, c’è la doccia e l’acqua calda. Abbiamo tutto qui”, spiega Antonio.

A sei mesi dal sisma: una casa per ricominciare

“Dalla Caritas è arrivato un aiuto veramente grande – gli fa eco Giovanna – ha realizzato per noi un mini appartamento. Per me è stata una luce che si è accesa”. In fondo è stato questo il compito della Chiesa sui luoghi del terremoto nei sei mesi dalla prima scossa del 24 agosto scorso: portare un po’ di luce e di speranza, essere i primi a muovere le macerie, a partire da quelle interiori. Sono queste solo alcune storie che testimoniano l’attenzione della Chiesa verso le comunità colpite. Un ascolto e una presenza che continuano senza sosta.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia

Informativa sulla Privacy