Frana Ponzano: mons. Seccia (Teramo), un “esame di coscienza” per vedere se “abbiamo rispettato questo territorio, tutti”

Dopo il terremoto, il territorio della diocesi di Teramo-Atri fa i conti anche con crolli e frane che interessano molte strade e interi paesi. Oltre 800 nuclei familiari sfollati (quasi 3mila persone) per i danni del terremoto, ai quali si aggiungono altre 200 persone tra Campli e la frazione di Ponzano di Civitella del Tronto, entrambe le località interessate da frane.
Mentre i sindaci teramani e pescaresi si preparano a scendere in strada il 2 marzo prossimo per chiedere modifiche significative al decreto terremoto, il vescovo di Teramo-Atri, mons. Michele Seccia, interviene sulla questione attraverso un video diffuso su www.teramoweb.it, nel quale richiama ognuno alle proprie responsabilità.

“Vorrei iniziare come Giobbe: Signore fino a quando?”, dichiara Seccia, per il quale “serve questo movimento del territorio a smuovere una parte più importante di noi stessi, e cioè le nostre coscienze: a fare un esame se abbiamo veramente rispettato questo territorio, tutti”.
Un appello alla responsabilità ad alto livello, come nel caso della lettera scritta dal sindaco di Notaresco e inviata anche al Papa, della quale il vescovo ricorda un passaggio: “Com’è possibile fare delle riforme nelle quali vengono considerate ormai superate le provincie, lasciandole in vita senza la possibilità di fare quegli interventi che finora erano a carico della provincia?”.
Ma “è stato rispettato quello che facevano gli antichi stradini di una volta che si preoccupavano di canalizzare, pulire? È chiaro che l’abbondanza di pioggia e neve ha avuto il suo ruolo ma penso che anche la responsabilità, o irresponsabilità, possa aver determinato tutto questo”, dice mons. Seccia ricordando di non accusare di questo il Padreterno e invitando tutti i cittadini a diventare “saggi amministratori del nostro territorio”.

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