Fine vita: Proietti (Cnb), “sedazione profonda non è eutanasia”, alimentazione e idratazione artificiali “sono dovuti sempre”

“La sedazione profonda non è eutanasia” e “l’alimentazione e idratazione artificiali non costituiscono atti terapeutici e sono dovuti sempre”. Questa la posizione di Rodolfo Proietti, già ordinario di anestesiologia e rianimazione dell’Università Cattolica di Roma e membro del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), espressa al convegno “La complessità dei bisogni nella fase ultima della vita”, in corso al Policlinico Gemelli. Parlando di cure palliative, Proietti spiega: “Nel 95% dei casi tutti i medici le devono saper fare, l’anestesista deve entrare solo nel 5% dei casi in cui il dolore diventa sintomo refrattario”. Sulla assimilabilità o meno della cosiddetta “sedazione terminale” ad una “tecnica eutanasica” sta lavorando il Comitato nazionale di bioetica, ha detto Proietti, che assicura: “Non lo è, il suo obiettivo è far dormire, non far morire, e può essere utilizzata solo in determinati casi, di fronte all’esistenza del sintomo refrattario nelle ultime fasi della vita quando è stato identificato come prossimo (ore, giorni) il momento della morte. Dobbiamo prepararci a creare gruppi di lavoro che affrontino al letto del paziente questioni così delicate”. “Il paziente di Montebelluna – puntualizza facendo riferimento al recente fatto di cronaca – non ha chiesto di esser staccato dal respiratore ma semplicemente di essere sottoposto a sedazione profonda continua”. Quanto al definire alimentazione e idratazione artificiali come atti terapeutici, “è una finestra per far entrare l’eutanasia non entrata dal portone; si tratta di atti dovuti sempre; diverso è il caso di altri atti terapeutici”.

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