Libia: Adly (giornalista), “ancora morti con Serraj, ostaggio delle milizie”

(DIRE-SIR) – “Le milizie sono una miriade e in questo traffico di morte hanno interessi enormi”: Farid Adly, scrittore e giornalista libico, dirige il portale di informazione sul Mediterraneo “Anbamed”. Con la Dire parla all’indomani dell’ennesimo naufragio a largo di Zawiya, almeno 74 morti, documentate dalle fotografie della Mezzaluna rossa. Corpi senza vita restituiti alla riva, allineati sulla spiaggia, sul tratto di costa che da Tripoli conduce alla Tunisia. “È da questa zona che parte il 95 per cento dei migranti”, sottolinea Adly, da molti anni in Italia ma con una rete di contatti articolata in Libia. “Le milizie locali potrebbero controllare questo flusso ma in gioco ci sono interessi troppo grandi; soprattutto, il primo ministro Fayez Al Serraj non ha il consenso per imporre il monopolio dell’uso della forza”. Equilibri difficili da cambiare, nonostante segnali che farebbero sperare. Come la manifestazione che si è svolta a Zawiya dopo l’ultimo naufragio. “Gli abitanti sono scesi in strada spontaneamente per chiedere di porre fine allo stillicidio di morti dei loro fratelli africani”, riferisce Adly. Convinto che la società civile sia però “troppo debole” e che per contrastare le partenze sia indispensabile un cambiamento politico.
“Investire nella Guardia costiera è il modo giusto per limitare il numero dei morti in mare – dice il direttore di Anbamed – ma la prospettiva deve comunque essere quella di un governo unitario”. Il riferimento è all’accordo con l’esecutivo di Al Serraj sottoscritto questo mese dall’Unione europea a partire da una proposta italiana. Tra le misure chiave, la formazione degli uomini della Guardia costiera e il rimpatrio dei migranti che non abbiano i requisiti per ottenere asilo politico. L’intesa è contestata dalle ong impegnate nella difesa dei diritti umani e, secondo Adly, ha almeno un vizio di fondo: “È stata sottoscritta solo con una parte politica, che non ha la fiducia del parlamento in esilio a Tobruk e non controlla neanche tutta Tripoli”. Dinamiche confermate dall’agguato di lunedì contro il convoglio di Al Serraj: scampato a raffiche di mitra che sarebbero partite dall’area dell’Hotel Rixos, la roccaforte di Khalifa Al Ghweil, ex primo ministro islamista gradito alle milizie di Misurata.

(www.dire.it)

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