Marittimi: don Bettega (Cei), nell’incontro “mettersi in gioco”. “No a equazione musulmano-terrorista, importante è conoscenza dell’altro”

“Incontrare chi ho di fronte è sempre una ricchezza per me; il secondo passo è instaurare un rapporto di fiducia. Sotto sotto c’è una sorta di provocazione di Dio per farci rendere conto che tutta questa gente che arriva nei nostri porti è un’occasione d’oro che non possiamo ignorare o sottovalutare”. Esordisce così don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, intervenuto all’incontro dei volontari delle associazioni Stella maris, promosso oggi a Roma dall’Ufficio nazionale Cei per l’apostolato del mare. Nella sua riflessione sul tema “Le religioni dei marittimi: dialogo con i musulmani”, don Bettega chiarisce: “Ci vuole volontà di mettersi in gioco; occorre svestirsi dei propri luoghi comuni , soprattutto quando chi mi viene incontro non è cristiano cattolico come me, ma magari copto o ortodosso o musulmano indipendentemente dal fatto che sia praticante o no”. Parole d’ordine: accoglienza e un no fermo a “pregiudizi e stereotipi veicolati dalla cronaca come l’equazione musulmano – terrorista; un autentico musulmano non lo è affatto. E’ chiaro che è un ginepraio in cui è difficile muoversi, ma con i colleghi direttori di diversi Uffici Cei stiamo cercando di incrociare lavori e interessi per portare avanti qualcosa sul tema islam e per aiutare le comunità cattoliche e islamiche presenti in Italia a capire che entrambi hanno intenzione di conoscersi, collaborare e inventare qualcosa che abbia una ricaduta positiva sul territorio nazionale e sulle rispettive comunità”.

Richiamando il “Patto nazionale per un islam italiano” firmato lo scorso 1° febbraio tra i rappresentanti delle associazioni e delle comunità islamiche e il ministero dell’Interno, per scongiurare il rischio islam fai-da-te e favorire  coesione e integrazione sociale, don Bettega avverte che occorrerà capire quale sarà la sua reale portata, ma intanto “è importante che molte associazioni abbiano firmato insieme un patto in cui la comunità islamica e lo Stato riconoscono la propria autorevolezza perché, a differenza di tutti i gruppi religiosi in Italia che hanno ciascuno la propria rappresentanza, l’islam è molto ampio e non ha un unico rappresentante”. Don Bettega richiama anche la giornata di studio organizzata nel settembre 2016 con alcune associazioni islamiche: “Il vero risultato – dice – è stato fare sedere intorno allo stesso tavolo realtà non sempre tra loro in armonia per cercare di portare avanti un discorso il più possibile ampio e aperto”. Il direttore spiega che l’Ufficio sta pubblicando da due anni sul sito delle schede con taglio pastorale, fatte da laici e religiosi che hanno conoscenza approfondita dell’islam, per fornire strumenti per una conoscenza più approfondita.

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