Immacolata: card. Betori (Firenze), “spezzare il senso di abbandono da cui scaturiscono ostilità, astio, malanimo”

“Poniamo sotto il tuo materno sguardo la vita tutta della nostra gente, avendo particolare cura dei suoi momenti estremi, quelli più delicati del suo inizio e della sua fine, perché in essi sia sempre rispettata la dignità propria della persona umana”. Lo ha detto il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, durante l’omaggio a Maria, pronunciato stamani, nella solennità dell’Immacolata Concezione, dalla Loggia del Bigallo. “Non minore preoccupazione sentiamo per la diffusa perdita di speranza che frena il nostro cammino. Sono finiti i tempi dell’individualismo ambizioso, che tanto male ha fatto alla nostra società, allentandone i legami e colpendo in particolare la sua cellula fondamentale, la famiglia, luogo di compensazione degli squilibri personali e sociali, e ospedale per le nostre fragilità – ha aggiunto -. Ma al diffuso mito dell’affermazione di sé, che ha ingannato tanti e ha creato solo disillusioni e magari fatto scivolare in dipendenze di vari tipi, non è subentrato una più equilibrata ricerca di incontro e di relazione, bensì una frequente sensazione di abbandono, di solitudine, di sfiducia”. L’arcivescovo ne ha sottolineato “i segni evidenti”, cioè “l’invecchiamento demografico che rende l’intera società più fragile, la diffusione di sacche di povertà e di disagio che ormai emergono in tutti quartieri, la mancanza di senso, che rende vuota e amara la vita di molti”. Citando Papa Francesco, il card. Betori ha ribadito la volontà di “includere tutti, a cominciare dagli ultimi”. “Un futuro che abbia consistenza e che sia di tutti ha bisogno di un nuovo legame sociale, capace di spezzare il senso di abbandono da cui scaturiscono ostilità, astio, malanimo”.

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