Brexit: nella notte accordo tra Ue e Regno Unito. Davis (politologo), “vero nodo dei negoziati resta il confine tra le due Irlanda”

(da Londra) Portare il Regno Unito fuori dall’Unione europea, concedendo poi a nord Irlanda, Scozia e Londra poteri speciali per commerciare con gli altri 27 Paesi europei e milioni di sterline perché accettino di continuare a far parte della Gran Bretagna pur con uno status particolare. Secondo il politologo cattolico Francis Davis, già consulente in materia di religione dei premier Gordon Brown e David Cameron, questa potrebbe essere la strada sulla quale si avvia la premier Theresa May. “Il vero nodo delle trattative tra Gran Bretagna e Unione europea è il confine tra il nord Irlanda e il resto del Regno Unito”, spiega Davis. “Dall’accordo del venerdi santo del 1998 persone e merci possono circolare liberamente dentro l’isola di Irlanda ma, con la Brexit, la Repubblica d’Irlanda rimarrà nell’Unione europea mentre il nord Irlanda continuerà a far parte del Regno Unito”. “L’accordo raggiunto oggi tra la premier Theresa May e il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker conferma che il confine non tornerà ad essere militarizzato, anche dopo che il Regno Unito lascerà la Ue, e parla della possibilità che nord Irlanda e Repubblica d’Irlanda seguano gli stessi accordi commerciali”, continua Davis. “Se questo avverrà, però, i nazionalisti nordirlandesi del partito Dup, dai voti del quale dipende il governo del primo ministro, hanno tutto il diritto di dire che esiste ormai un’Irlanda unita e cattolica sotto Dublino”.
Secondo Francis Davis, che dirige, all’università cattolica londinese di st. Mary’s, un centro dove si formano dirigenti cattolici, “mentre procedono le trattative sul Brexit aumentano i problemi per la premier Theresa May a livello di politica interna”. “Da mesi il sindaco di Londra Sadiq Khan sta trattando col primo ministro scozzese Nicola Sturgeon per pensare a una soluzione che consenta a Londra e Scozia di mantenere la libera circolazione delle merci e delle persone come nel resto della Ue, usando magari la legislazione che ha già concesso un alto livello di autonomia a città come Birmingham, Liverpool e Leeds”, spiega il professor Davis. “Questo status potrebbe applicarsi anche al nord Irlanda. Il partito protestante Dup, che si batte perché il nord Irlanda continui a far parte della Gran Bretagna, potrebbe accettare di vedere il nord Irlanda ancora legato alla Ue in cambio di miliardi di sterline di sovvenzioni per l’industria e le infrastrutture di questa regione”. Il problema, con questa soluzione, è che la premier Theresa May tradirebbe la sua base elettorale. “Mentre Londra e la Scozia votano il partito laburista, l’Inghilterra – fatta eccezione per la capitale – vota il partito conservatore e i parlamentari conservatori inglesi non accetteranno di vedere grandi quantità di sterline di sovvenzioni e una nuova autonomia politica regalati a Londra, alla Scozia e al nord Irlanda”.

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