Papa Francesco: Vian (“L’Osservatore Romano”), “l’importante è che ‘il messaggio arrivi'”

“L’importante è che ‘il messaggio arrivi'”: “La prima risposta del Papa nella conversazione con i giornalisti, consueta durante il volo di ritorno nei viaggi internazionali, va ben oltre la questione dei Rohingya” e anche “oltre il nodo della comunicazione”. Lo afferma il direttore de “L’Osservatore Romano”, Giovanni Maria Vian, in un editoriale pubblicato sull’ultimo numero del quotidiano della Santa Sede. Illuminanti, sostiene, “sono l’obiettivo dichiarato dal Pontefice e il paragone che ha usato: ‘Per me, la cosa più importante è che il messaggio arrivi, e per questo cercare di dire le cose passo dopo passo e ascoltare le risposte, affinché arrivi il messaggio'”. “Alla denuncia contundente, dunque, è preferibile la via della persuasione e dell’ascolto, quella cioè del vero dialogo”. Dialogo “che è confronto costruttivo e che non rinuncia alle proprie convinzioni, tanto è vero che, incalzato da altre domande sulla questione della minoranza musulmana dei rohingya, il Papa ha affermato di non aver ‘negoziato la verità’. E dopo avere scelto le parole opportune per far arrivare il messaggio e dopo aver ‘visto che il messaggio era accettato’, Bergoglio ha dichiarato di avere ‘osato dire tutto quello che volevo dire'”.
Su richiesta esplicita del Pontefice la conversazione è stata in gran parte dedicata ai temi del viaggio, ma Bergoglio ha accettato di rispondere a una domanda sulla deterrenza nucleare. “Siamo al limite – la sua risposta -, e poiché siamo al limite io mi faccio questa domanda, non come magistero pontificio, ma è la domanda che si fa un Papa: oggi è lecito mantenere gli arsenali nucleari, così come stanno, o oggi, per salvare il creato, salvare l’umanità, non è necessario andare indietro?”. “In coerenza con quanto già nel 1965 aveva notato Paolo VI parlando alle Nazioni Unite: ‘Le armi, quelle terribili, specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli'”. Anche in questo ambito, conclude Vian, “l’importante è che il messaggio arrivi”.

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