Dieci anni da presidente Cei: card. Bagnasco, “in questo tempo il Paese si è complicato e la crisi è stata grave. Ora ci sono segnali di miglioramento”

“In dieci anni il Paese certamente si è complicato. Pensiamo alla crisi. Dal 2007 fino ad adesso, la crisi ha avuto delle puntate molto, molto, gravi. Adesso ci sono segnali di ripresa, ma devo dire che a Genova questi segnali di ripresa non hanno ancora delle ricadute occupazionali che noi, nelle parrocchie, riusciamo a vedere”. In questo senso “le difficoltà sono notevoli anche se i segnali di miglioramento non dobbiamo negarli”. Così il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Ccee, in occasione della presentazione del libro-intervista, “Cose che ricordo” (Ed. San Paolo) sui dieci anni di presidenza della Conferenza episcopale italiana. Alla domanda: “Un momento bello da ricordare?”, ha risposto: “Momento belli ce ne sono innumerevoli: tutti quei momenti in cui mi sono reso conto che, attorno a me, cresceva la fiducia dei miei confratelli e quindi la collaborazione”. Difficoltà? “Il Paese ha attraversato momenti veramente gravi nei quali la Chiesa, l’episcopato ha cercato di evitare pronunciamenti facili, ma che potevano suonare demagogici, e di trovare invece parole vere ma nello stesso tempo di incoraggiamento”. Il porporato ha spiegato, rivolgendosi ai presenti, che “la fede non è un ideologia, una saggezza umana, ma l’incontro pieno con la figura di Cristo, Figlio di Dio”. Infatti, “possiamo credere in Dio sinceramente ma vivere senza Dio di fatto e questa è una divisione schizofrenica, devastante per la persona singola ma anche per la società, non si può vivere nella schizofrenia tra una fede dichiarata e una vita che la contraddice”. Certo, “tutti abbiamo dei limiti, siamo peccatori, abbiamo incoerenze ma almeno dobbiamo avere chiara l’idea di cercare di vivere la coerenza di ciò in cui crediamo”.

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