Terra Santa: mons. Pizzaballa da Betlemme, “coraggio Chiesa di Terra Santa”. Ai politici, “osate la pace”

Monsignor Pierbattista Pizzaballa

“Devo raccomandare a quanti hanno il potere di decidere del nostro futuro, alla politica, di avere coraggio, di non temere di osare e di rischiare. Di non temere la solitudine, di non rinunciare alla propria visione. Oggi ancora più che ieri abbiamo bisogno di voi, di una politica vera e seria”. È stato il richiamo dell’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Piazzaballa, lanciato ieri sera da Betlemme, durante la Messa di Mezzanotte, alla presenza delle massime autorità palestinesi, in testa il presidente Abu Mazen, e tanti fedeli che affollavano la Chiesa di santa Caterina. Chiaro il riferimento dell’arcivescovo ai recenti fatti che hanno visto Gerusalemme al centro di nuove e mai sopite questioni e dispute politiche e territoriali, tra israeliani e palestinesi. Chiaro l’appello di mons. Pizzaballa: “Nonostante le tante delusioni del passato e di questi giorni, con determinazione, non rinunciate ad avere una visione, ma al contrario ancora più di prima lasciatevi provocare dal grido dei poveri e degli afflitti perché il Signore Iddio ‘non dimentica il grido degli afflitti’ (Sl 9, 13)”. Un messaggio indirizzato non solo alla politica ma anche “a noi stessi. Tutti, allora come oggi, cerchiamo un Regno potente e forte che ci faccia sentire protetti, al sicuro. Ai pastori e a noi, invece, viene offerto un segno opposto, un neonato inerme e indifeso: tutta la gloria cantata dagli angeli, l’intero esercito celeste che pure si mobilita in quella notte, sono concentrati li, in quel bambino avvolto in fasce, deposto nella mangiatoia. Siamo invitati allora a una inversione di logica e di comportamento, a una metanoia, a un cambiamento di mentalità e di prospettiva: dal grande al piccolo, dalla forza alla debolezza, dal potere al dono, perché così agisce Dio!”. Una profezia che mons. Pizzaballa vede rivolta a “tutti noi Cristiani di Terra Santa, preoccupati e forse spaventati dalla riduzione dei nostri numeri, dalla insufficienza dei nostri mezzi, dalla insicurezza che caratterizza il nostro vivere quotidiano. Stretti tra poteri che si contrappongono, vittime talvolta di dinamiche e strategie più grandi di noi, vorremmo forse anche noi seguire vie di forza e di potere. L’ansia e la paura potrebbero renderci insensibili a quel segno e indurci a trasformare il Natale nella semplice festa dell’identità e della consolazione e a cercare anche noi forza e potere, ricchezza e possesso”. E invece il Natale “ ci svela chi siamo e chi dobbiamo essere come cristiani, qui e in tutto il mondo. Anche noi, anche la nostra Chiesa, con la Chiesa intera, siamo e dobbiamo essere segno discreto della potenza dell’amore, umile inizio di un Regno di pace e di verità, che verrà non con la forza delle armi ma con la conversione della vita, presenza di condivisione e di fraternità, debole forse, fraintesa e addirittura contestata, ma profezia e annuncio della presenza di Dio stesso tra gli uomini, perché ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”. “Coraggio allora, Chiesa di Terra Santa! Coraggio, fratelli e sorelle! Possiamo continuare a vivere e a restare qui, nella debolezza e nella povertà, perché queste sono le vie di Dio quando vuole venire nel mondo e benedire l’umanità. Non rattristiamoci, poiché la gioia del Signore è la nostra forza!”, ha aggiunto l’amministratore apostolico del Patriarcato Latino che si è rivolto, con le stesse parole, anche ai “potenti del mondo”: “Coraggio anche a voi, potenti del mondo: potete osare l’avventura della pace e della fraternità, rinunciando a mire di grandezza e potere e piegandovi a servire il bene dei fratelli: la porta dell’umiltà che introduce nella Basilica del Natale è anche l’ingresso nella vera grandezza. E quando tra poco ci affolleremo a toccare e a baciare il Bambino di Betlemme, mettiamo il cuore e la vita in quel gesto, accogliendo anche per noi la via natalizia della piccolezza e della umiltà, unica via di salvezza e di pace”.

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