Vita pastorale: Enzo Bianchi, “nella Chiesa italiana costante attenzione ai deboli e ai poveri”

“In tutto il territorio della penisola, in ogni diocesi c’è stata in questi anni una costante attenzione ai deboli e ai poveri: i fedeli, attraverso il volontariato e la disponibilità dei doni, hanno reso possibile un’organizzazione della carità veramente efficace, capace di raggiungere, in modo capillare, le realtà della sofferenza e del bisogno”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nell’articolo “I ‘cristiani del campanile’ e quelli del Vangelo”, pubblicato sul numero di gennaio della rivista “Vita pastorale” e anticipato dal Sir, parlando di “un tratto tipico della Chiesa italiana fin dal XIX secolo”. “Soprattutto le strutture diocesane della Caritas, ma non solo, conferiscono alla Chiesa un volto caritatevole, attento prioritariamente ai poveri”, aggiunge. Un atteggiamento caritativo “dovuto anche alla sua capacità di prossimità con la gente”. “I presbiteri, in particolare, sono vicini alle persone, stanno in mezzo al gregge, ‘conoscono l’odore delle pecore’”. Considerazione che trova forza in un altro dato. “È raro che un prete sia disponibile solo a orari prefissati, come un impiegato, ma questo fa sì che la maggioranza dei presbiteri sia oberata e stanca per questo spendersi per gli altri fino a essere ‘mangiati’ dalla gente”. Per evidenziare il valore del loro impegno Bianchi suggerisce un confronto. “Altre Chiese europee e nordamericane, pur molto organizzate e con notevole impiego di personale stipendiato, non mostrano la medesima prossimità né altrettanta disponibilità da parte dei pastori”.

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