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Spagna: elezioni in Catalogna. Forti (Un. Barcellona), “questione catalana non è risolta. O si torna alla politica o la società va in pezzi”

“Successo storico di Ciudadanos con più del 25% dei voti. È la prima volta che un partito non catalanista vince le elezioni in Catalogna. È un cambio importante”. Steven Forti, docente di Storia contemporanea alla Universitat Autònoma de Barcelona, offre un commento a caldo del voto in Catalogna, che ha visto prevalere in termini di seggi le forze indipendentiste, mentre come primo partito si attesta la formazione moderata di centrodestra, unionista, dei Ciudadanos. Ma, aggiunge subito lo studioso, “l’indipendentismo mantiene la maggioranza in seggi” (70 su 135 al parlamento regionale), “ma non la ottiene in voti” (si ferma al 47%). Così come accadde alle elezioni del 2015. “Altissima la partecipazione (82%), associata a una fortissima polarizzazione della società. I nazionalismi – per Steven Forti – si retroalimentano”. Ancora: “Il Partito popolare quasi scompare: ultimo partito con appena il 4% dei voti. Duro colpo” per il premier popolare Mariano Rajoy: “Della mano dura con l’indipendentismo beneficia Ciudadanos. Ci potrebbero essere ricadute sul governo spagnolo”.
“Convergència non muore mai, ma si trasforma e sopravvive. La lotta per l’egemonia dentro il blocco indipendentista la vince la ex-Convergència con la lista di Puigdemont”, l’ex presidente della Catalogna autoesiliato in Belgio. “E ora? Ci sarà un governo indipendentista?”, si domanda Forti. “È possibile, ma ci sono alcune questioni da risolvere: a) la Cup (che perde 6 deputati) appoggerà ancora un governo di unità indipendentista guidato dalla ex-Convergència? b) Chi sarà il presidente? Puigdemont se rientra in Spagna finisce immediatamente in carcere. E dunque? c) Con che programma si presenterebbe questo governo? La via unilaterale non ha futuro: gli indipendentisti faranno un bagno di realismo? E cosa farà il governo spagnolo: manterrà a oltranza il commissariamento della regione?”. Una ulteriore osservazione: “Tra gli eletti indipendentisti ci sono 5 fuggitivi in Belgio e 3 incarcerati. Potranno partecipare alla sessioni del Parlamento, in primis l’investitura? Senza questi 8 deputati, l’indipendentismo va sotto nella Camera catalana”. Occorre dunque prevedere che “la magistratura giocherà ancora un ruolo chiave”. Infine: “La questione catalana continuerà ancora a lungo. O ci si mette a fare politica sul serio e si inizia a dialogare oppure la società va in pezzi e ci vorranno generazioni per ricostruire un consenso minimo”.

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