Mafia e massoneria: Bindi (Commissione parlamentare), “intervenire su regole che vanno contro i principi della democrazia”

“Nella nostra relazione non facciamo i nomi, neanche dei condannati per mafia, perché potremmo citarli in quanto condannati per mafia, ma non potremmo farlo in quanto appartenenti alla massoneria. Persino nei confronti di una Commissione parlamentare d’inchiesta si potrebbe verificare un ricorso presso la Commissione europea dei diritti dell’uomo, perché in qualche modo violeremmo la privacy”. Lo denuncia al Sir Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, che presenta oggi a Roma, in una conferenza stampa, i contenuti della Relazione sulle infiltrazioni mafiose nella massoneria in Sicilia e Calabria. “Nella Relazione – sottolinea – non facciamo nomi, ma vogliamo dire al Parlamento che bisogna intervenire su queste regole che vanno contro i principi della democrazia, il cui principio fondamentale è la trasparenza e l’obbedienza a un unico ordinamento generale, non ad ordinamenti che possono confliggere con l’ordinamento statale generale”. Bindi ribadisce anche “la necessità di rendere conto: uno può essere iscritto ad un’associazione, ma lo dichiara, non lo tiene nascosto, perché occorre sapere con chi abbiamo a che fare, soprattutto se l’appartenenza all’associazione prevede il giuramento”. Infine, la presidente della Commissione parlamentare antimafia ricorda: “Abbiamo dedicato questo lavoro a Tina Anselmi”.

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