Borsalino: l’azienda dichiarata fallita non vuole chiudere. E i cittadini scendono in strada tutti con il cappello

La Borsalino di Alessandria – storica azienda che dal 1857 produce cappelli -, non vuole morire. E non lo vogliono tutti i cittadini di Alessandria. Questo nonostante il fallimento che il Tribunale civile di Alessandria ha sancito qualche giorno fa a seguito del coinvolgimento dell’azienda nel crac finanziario dell’imprenditore astigiano Marco Marenco. Il Tribunale, infatti, ha respinto la seconda richiesta di concordato preventivo presentata dalla società con l’obiettivo di evitare la chiusura. Ma lavoratori e cittadini pare non si vogliano arrendere.
Così, da un lato la produzione – che è ancora molto richiesta dal mercato – sta continuando, dall’altro la città si sta mobilitando. Anche perché pure sul fronte imprenditoriale c’è chi ci sta credendo come l’imprenditore italo-svizzero Philippe Camperio, che si era già fatto avanti per acquisire l’azienda e rilanciarla effettuando diverse operazioni (del valore di 4 milioni di euro) e acquistando il marchio per altri 18 milioni.
Poi ci sono la mobilitazione delle istituzioni locali e della Diocesi. Con molte iniziative fra cui ne spiccano due. Domani (sabato), alla partita dell’Alessandria calcio con il Pontedera, che si giocherà nello stadio Moccagatta (un altro luogo storico di Alessandria), i tifosi della squadra sono stati invitati a presentarsi tutti con il cappello ed elegantissimi (come si faceva una volta). Mentre sempre domani, a tutti i cittadini è stato dato appuntamento davanti al negozio Borsalino (in centro di Alessandria), anche in questo caso possibilmente con il cappello Borsalino intesta. Un modo originale e forte per far sentire anche fisicamente la gente accanto ad un’azienda simbolo del territorio.

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